Berlusconi ha scelto di perdere. Non esattamente una strategia vincente

Non sono in molti che hanno avuto l’audacia di dire una parola contraria alla ridiscesa in campo del Cavaliere. Tra questi: Ferrara, Cazzola, Mauro

Dopo lo strappo del Pdl, il governo Monti ha i giorni contati. Probabilmente si voterà a marzo. Il candidato del Pdl sarà ancora Silvio Berlusconi che ha detto: «Io non entro in gara per avere un buon posizionamento, entro per vincere. L’opinione di tutti era che ci volesse un leader come un Berlusconi del 1994 ma non c’era. E non è che non l’abbiamo cercato. L’abbiamo cercato. Ci eravamo dati una nuova dirigenza con il fantastico Angelino Alfano ma ci vuole tempo per imporsi come leader».

SBATTERE CONTRO IL MURO. Non sono in molti che hanno avuto l’audacia di dire una parola contraria alla ridiscesa in campo del Cavaliere. Fra i perplessi si può segnalare il direttore del Foglio Giuliano Ferrara che, oggi, in un editoriale del quotidiano da lui diretto intitolato “Dispuesto a morir matando”, scrive: «Berlusconi ha scelto di andare a sbattere contro un muro. Poteva fare altrimenti, si è fatto riacciuffare. C’è un’Italia che è legittimo sia rappresentata, ma non da lui oggi. Passeremo anni a leccarci le ferite». Tornando in campo – ragiona Ferrara -, il Cavaliere ritorna a essere «l’uomo nero della democrazia italiana. Il mondo intero, partendo dall’Europa, è pronto al biasimo, alle tattiche di isolamento e di esclusione». Poteva fare altro? Sì, scrive il direttore: «Poteva istituire una successione ordinata e credibile di classe dirigente, cosa che aveva cominciato ad approntare». Avrebbe potuto «tracciare una rotta di convergenza con un pezzo dell’establishment che lo ha sempre visto con il fumo negli occhi».
Invece non lo ha fatto e va verso sconfitta sicura: «L’Italia del 2013 – sottolinea Ferrara – sarà guidata da Bersani, e speriamo che gli spendaccioni non smantellino quel che resta di un anno reso possibile anche dalla responsabilità del Cav». Pur non condividendo la sua scelta, Ferrara ribadisce la sua disponibilità a seguirlo: «L’Elefante metterà il suo grugno, orecchioni e proboscide a disposizione del muro verso il quale il Cav si sta dirigendo a tutta velocità».

PIFFERAIO MAGICO. Un altro “eretico” è Giuliano Cazzola, grande esperto di tematiche legate al lavoro e deputato del Pdl tra i pochi a votare la fiducia al governo Monti. In diverse interviste, Cazzola ha spiegato che Berlusconi ha “scelto di perdere”. Oggi su Avvenire dice che il presidente del suo partito «è come il pifferaio magico. Stavolta perderà, ma si è messo nelle condizioni di perdere nel migliore dei modi». Secondo il deputato, Berlusconi vuole portare avanti una linea «basata sull’essere contro Monti, contro la Merkel e contro l’Europa. Per cavalcare il malcontento popolare. Lui è come il pifferaio di Hamelin. Però i “bambini” del Pdl si devono rendere conto che, come nella fiaba, li sta portando in un luogo da cui non si ritorna». Cioè verso «la sconfitta. Bene che vada, con metà dei voti del 2008. Berlusconi vuole andare al voto al più presto possibile con il “Porcellum”, che gli garantisce due operazioni: tenere in piedi un sistema bipolare che mette in difficoltà strutturale quel centro che stava nascendo; e rinserrare le fila con la Lega, a partire dalla Lombardia. Si è messo nelle condizioni di perdere nel migliore dei modi».
Una strategia suicida, ma che ha una sua logica, almeno per il Cavaliere: «Lui punta ancora alla tutela dei suoi interessi, della sua persona. E teme moltissimo le sentenze».

PPE ITALIANO. Il terzo audace è l’europarlamentare Mario Mauro, bersaglio – nei retroscena sui giornali – di diverse lamentele di Berlusconi per alcune sue decise prese di posizione contro la sua candidatura (vi basti leggere questo: «O superiamo Berlusconi o il Pdl è morto»).
Oggi ancora sul quotidiano dei vescovi, Mauro firma un editoriale che parla di Ppe ed Europa, ma che contiene alcuni passaggi riferiti alle questioni domestiche: «Dopo gli eventi di ieri, la speranza è che il governo del professor Monti possa continuare fino alla naturale scadenza un lavoro di assoluta necessità. La confusione che lo scenario politico italiano sta mostrando in vista delle elezioni, con i tatticismi, le infinite discussioni sulle alleanze e sulla leadership che stanno offuscando le nostre speranze di uscire dalle sabbie mobili della crisi, ci suggerisce che è il momento di tornare a guardarci dentro per ripartire dalle cose in cui crediamo. Dopo gli eventi di ieri, la speranza è che il governo del professor Monti possa continuare fino alla naturale scadenza un lavoro di assoluta necessità».
Mauro poi aggiunge: «Il metodo migliore per garantire governo e futuro ai nostri cittadini è ricostituire l’unità di coloro che si riconoscono nella casa comune del Partito Popolare europeo senza fughe a sinistra, senza derive populiste e puntando a ridare voce a famiglie, imprese e territori». E conclude: «Mi auguro che tanti percepiscano queste mie parole come indispensabile assunzione di responsabilità in queste circostanze e come sfida, a cominciare dal Presidente del Consiglio  Mario Monti».