Benigni leader dell’Ulivo mondiale

di Gianluigi Da Rold

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Il vertice dei “grandi riformisti” di Firenze ha spaziato, con interventi cosiddetti lungimiranti, su temi e problemi universali. Beh, si sa, la svolta millenaristica ha ormai contagiato anche i vecchi laici. Però non si è capito bene quello che dicessero, i vari Blair, Clinton, Jospin e soprattutto Massimo D’Alema. Sarebbe curioso fare un sondaggio sulla “comprensibilità” del vertice di Firenze. È vero, il premier italiano ha parlato del problema pensioni. Ma di questo si parla ormai da anni anche al “Bar Sport” di Treviglio. E forse con più competenza. Per il resto, tranne un “siluro” di Jospin a Clinton sulla pena di morte (e Bill, nemmeno fosse reduce da un “rapporto improprio” con la Lewinski ha battuto pure le mani a chi gli sparava addosso) il vuoto pneumatico, riempito dallo shopping delle “first sciure” e dagli impermeabili della ministra Melandri, che me telecamere Rai inquadrano anche quando va alla toilette. Certamente la politica, anche quella dei “riformisti mondiali”, è scesa dall’epicità al pensiero “debole e veloce”. Ma spendere tanti quattrini per un simile “rinfrescone”, con pacche sulle spalle tra i grandi è sembrata una esagerazione. A meno che, il tutto non fosse realizzato per rilanciare il film di Benigni e magari assicurargli un altro Oscar, magari tre in un colpo solo: a lui, alla moglie e agli zii; perché no? Il problema è che Benigni nella sua giullaresca presenza ha dato la linea al convegno dei “grandi riformisti”. Ne è uscito come l’unico autentico interprete del “summit”. Infatti, i telegiornali del regime ulivesco hanno pensato bene di schivare la nebulosa e confusa parte politica del convegno, dedicando invece minuti importanti al Benigni che abbracciava Bill Clinton e che dava i buffetti al baffuto D’Alema durante il pranzo ufficiale. Un vero peccato che il protagonista de “La vita è bella” non abbia fatto la relazione d’apertura al convegno fiorentino e non abbia poi tirato le conclusioni. A quel punto non solo sarebbe diventato un protagonista, ma un autentico leader. Perché nulla della politica dei “grandi riformisti” ufficiali, di oggi, meglio si adatta allo sproloquio toscano e demenziale dell’attore “del sistema Italia”. In fondo però, è mancata solo la consacrazione. Perché Benigni è già di fatto il leader vero di D’Alema, Clinton, Blair e del serioso Jospin.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •