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Bahrein: gli Usa appoggiano l’ascesa democratica al governo degli sciiti

marzo 14, 2011 Rodolfo Casadei

L’Arabia Saudita, al contrario, appoggia il monarca Hamad bin Isa al-Khalifa inviandogli truppe contro gli sciiti, che protestano chiedendo l’abolizione della monarchia, che è retta dai sunniti. Il 70% della popolazione, invece, è di fede sciita ed è esclusa dall’esercito e dalla polizia

Stati Uniti e Arabia Saudita sono alleati da quasi settant’anni, ma sul futuro politico del Bahrein le loro posizioni divergono nettamente: gli americani, soprattutto attraverso il ministro della Difesa Robert Gates, stanno cercando di convincere il monarca Hamad bin Isa al-Khalifa e il principe della corona Sheik Salman Bin Hamad al-Khalifa a trasformare il paese in una monarchia costituzionale per venire incontro alle richieste dell’ala moderata dell’opposizione; invece i sauditi hanno deciso, insieme agli altri emirati arabi del Golfo, di inviare truppe a sostegno di re Hamad.

La divergenza fra Riyadh e Washington è venuta chiaramente alla luce dopo gli eventi del week-end, che hanno visto sabato la visita a Manama del ministro della Difesa americano, domenica violente proteste nella capitale animate dai militanti dei partiti riuniti nella Coalizione per la Repubblica che chiede l’abolizione della monarchia, e lunedì l’annuncio ufficioso (da parte della tivù saudita Al-Arabiya e di un consigliere della famiglia reale bahreina) dell’ingresso nel paese di truppe del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Venerdì e domenica scorsi si è ripetuto il copione che va in scena dall’inizio di febbraio: centinaia di feriti per lo più non gravi a seguito di scontri fra militanti dei tre partiti sciiti radicali Haq, Wafa e Movimento per la libertà del Bahrein da una parte, polizia e sostenitori della monarchia armati con bastoni, mazze e spade, quando i primi hanno cercato di dirigersi verso il palazzo reale.

Nella stessa giornata di domenica la Casa Bianca, che nelle scorse settimane aveva convinto il sovrano a ritirare dalle strade l’esercito e ad affidare interamente l’ordine pubblico alla sola polizia, ha commentato: «Invitiamo il governo del Bahrein a perseguire un dialogo pacifico e significativo con l’opposizione piuttosto che fare ricorso all’uso della forza». La risposta, come s’è visto, sembra andare in tutt’altra direzione. Il principe della Corona ha più volte ripetuto che verranno effettuate significative riforme, ma finora è stata deliberata solo l’edificazione di 50 mila case popolari e l’assunzione di altri 20 mila poliziotti.

Il Bahrein è retto dalla metà del XVIII secolo da una monarchia sunnita, ma il 70 per cento della popolazione autoctona (circa 600 mila abitanti) è di fede sciita ed è esclusa dall’esercito e dalla polizia. Con le nuove assunzioni annunciate dovrebbe essere rotto tale tabù, ma nè il partito sciita moderato Al Wefaq, maggioritario nel parlamento consultivo di cui il regno è dotato, né i partiti più radicali si considerano soddisfatti. Nel Bahrein si trova la base navale militare della Quinta flotta americana, che controlla il Golfo Persico.

Gli Stati Uniti, ovviamente interessati a non perdere il loro insediamento, sembrano aver scelto la politica di favorire l’ascesa al governo degli sciiti in modo pacifico; i loro storici alleati sauditi invece appaiono decisi a preservare tutti i diritti della monarchia sunnita di Hamad bin Isa al-Khalifa. Il Consiglio di Cooperazione del Golfo riunisce Arabia Saudita, Bahrein, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Oman.

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