Avvisi di garanzia anche a Sorella Morte?

Lettera a tempo

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Sono di questi ultimi tempi avvenimenti tragici che ripropongono l’inquietante tema di sempre: il nostro Destino. Ne cito due in ordine di importanza, anche se la morte vale sempre allo stesso modo, sia che essa colpisca una singola vita, sia che invece si scapricci a troncarne più d’una in un sol colpo.

Nel primo caso un ragazzino di sedici anni, innamorato da sempre della velocità dei Tornado, vuole provare una giostra che ne riproduce le situazioni di volo. A termine corsa il suo cuore si schianta. Un infarto, imprevedibile: il ragazzo non aveva problemi cardiaci, apparentemente.

Destino. La magistratura apre un’inchiesta. Nel secondo caso l’ormai noto episodio delle girlscout sorprese dall’ingrossamento di un torrente durante un furioso temporale nei loro precari alloggiamenti su sbilenche palafitte. I capi scouts, e quel che più conta, i genitori delle vittime non individuano colpe specifiche ed emettono la loro serena sentenza: Destino. La magistratura apre un’inchiesta.

Ora io, digiuno come sono di leggi e dell’obbligatorietà dell’azione penale, pur diffidandone per istinto, mi sorprendo a pensare, da chitarrista, che c’è qualcosa di stonato in questa pervicacia nel voler trovare per forza reati e relativi colpevoli. Non vorrei che per l’animo illuminista e giacobino fosse Sorella Morte la vera imputata, così sfacciatamente inopportuna, volta a inzaccherare con la sua volgarità le magnifiche sorti e progressive di questa nostra società, buona, buonissima, anzi buonista, e che, a furia di avere a che fare con delitti reali i nostri inquisitori non considerino comunque sospetto il decesso in sé: con tanti bei colpevoli virtuali a disposizione, che spreco di materia prima causerebbe l’alibi (irrazionale e quindi per ciò stesso inaccettabile) del Fato! Il Fato presume una concezione titanica dell’Universo, che solo la rinascita del Mito potrebbe aiutarci a sopportare. Tranquilli, l’era del Mito, quando la storia umana era spiegata per eventi giganteschi nella loro tragicità, quando Dio dettava le Tavole sulle cime di un monte, e la Terra veniva spazzata via dal Diluvio, e gli Dei forgiavano i fulmini nel cratere dell’Etna e le Esperidi giocavano in giardini fatati, ed Adamo ed Eva si giocavano l’Eden, beh, rassegnatevi, non tornerà più: a noi toccano pretori occhiuti che indagano calciatori pentiti et similia…

Non è granché, ma non disperate: c’è di peggio, c’è già stato, e tornerà.

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