Attività chirurgica sospesa in Lombardia? Non è vero

Posto che casi particolare possano, purtroppo, capitare, posso testimoniare che generalizzare un caso come fa il Corriere è sbagliato

Una vista del palazzo della Regione Lombardia a Milano

Anche il giornalismo ha preso il Covid. Il virus agisce in questo modo, almeno in Lombardia: di riffa o di raffa sempre addosso alla Regione di centrodestra. Il Corriere della Sera guida la classifica dei cannonieri. L’ultimo caso è delicato.

Gira un video di una ragazza malata di tumore che testimonia le difficoltà incontrate a partire dallo scoppio della pandemia. Conclude ammettendo che «non so se prendermela con il governo o con Fontana». Di fatto il Corriere della Sera prende e pubblica come farebbe qualunque buca delle lettere. La notizia allarmistica fa sempre gola. Questa poi, siamo in Lombardia, si aggiunge alla lunga serie partitodemocratica che Via Solferino sta inanellando da che Walter Veltroni pare essere diventato il suo direttore ombra. Ecco così servita la fake: “L’appello di Martina: ho un cancro al colon ma l’attività chirurgica è sospesa“. Altro catenaccio e altro uso di una cosa seria per buttarla in caciara: «Martina Luoni ha 26 anni. Accende la telecamera. Sorride ma racconta che per l’effetto domino della pandemia sulle attività degli ospedali non può sottoporsi a un intervento salvavita».

Qualsiasi praticante entrato in una redazione col sogno di diventare un giorno professionista ha ben chiaro che la prima regola è la verifica delle notizie. Tanto più se ti appresti a metterle in pagina. Qui la notizia sembrerebbe quella che dice la ragazza pur senza far nomi di medici né di ospedali. Allora: prima cosa, prima di pubblicare una cosa tanto allarmante per la collettività prima di tutto si sarebbe dovuto chiedere alla ragazza di specificare nomi di medici e cognomi di ospedali. Dettagliare e non generalizzare. In secondo luogo: se generalizza, devi dare i riscontri. Redattore dei miei stivali: dovevi attaccarti al telefono e verificare. Volevi fare lo scoop perché sei un giornalista serio e non quello che infila la pubblicità nella cassetta delle lettere? Prendi, ti alzi e vai in giro per gli ospedali a verificare se è vero, come hai detto tu con una dabbenaggine da bocciatura all’esame dell’ordine professionale giornalisti, “l’attività chirurgica è sospesa” e “non ci si può sottoporre a interventi salvavita”. Questa non è informazione. Notizia. Questo è procurato allarme. Reato.

Nel mio piccolo – che sono un carcinoma polmonare operato e da un paio di anni svolgo analisi da cittadino qualunque, senza favori e stando in fila, prendendo appuntamento e ragionando per benino, senza lamentarmi e rispettando l’enorme emergenza e problemi di tutti – trovo che medici e ospedali in Lombardia funzionano nonostante l’enorme pressione. Le oncologie non sono mai state chiuse e non esiste che non si facciano interventi salvavita. Posso citare primari di Niguarda e medici in giro per gli ospedali. Ovvio che degli intoppi particolari ci saranno. Ma scrivere quel che scrive il Corriere (e non è che sia una attenuante ma semmai è una aggravante che “Anche il sindaco di Milano Beppe Sala l’ha fatto proprio: «Questa pandemia è gravissima, ma non dimentichiamoci il resto»”) è semplicemente delinquenziale e da radiazioni dall’albo del giornalismo.

Ps. In serata, insieme alla diretta delle partite di campionato il Corriere online rinfresca la non notizia anti Lombardia aggiungendo grottesco al grottesco: «L’istituto Pisacane di Napoli chiama Martina: “Vieni a curarti da noi”». In effetti, se non ci fosse il lockdown sai quanti malati come noi si precipiterebbero da Milano a farsi curare a Napoli?

Foto Ansa