Attenti al potere di uccidere
È iniziata venerdì scorso, 12 settembre 2025, la discussione alla Camera dei Lord di Londra del cosiddetto Terminally Ill Adults (End of Life) Bill, il disegno di legge sul suicidio assistito approvato a giugno dalla Camera dei Comuni malgrado i gravi dubbi espressi dai fronti più diversi in merito alla solidità del testo. Fatto piuttosto insolito per il Regno Unito, il dibattito dovrà riprendere oggi, 19 settembre, a causa del numero straordinariamente alto di “pari” iscritti a intervenire.
Come ha riferito Sky News, «sebbene sia raro che i disegni di legge vengano sottoposti a votazione in seconda lettura alla Camera dei Lord, i pari possono richiedere il voto, il che significa che la legge potrebbe essere respinta al termine del dibattito della prossima settimana. Se ciò dovesse accadere, il disegno di legge verrebbe respinto e qualsiasi tentativo di legalizzare l’eutanasia dovrebbe ricominciare l’iter parlamentare dall’inizio». Altra facoltà dei membri della Camera alta è «chiedere ai deputati di riconsiderare parti di un disegno di legge qualora lo ritengano necessario».
Per gentile concessione del Catholic Herald, proponiamo di seguito in una nostra traduzione un commento di Simon Caldwell apparso mercoledì 10 settembre 2025 nel sito del mensile britannico. La versione originale inglese del testo è disponibile in questa pagina.
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Quando i medici provano piacere nell’uccidere i propri pazienti e sono autorizzati dalla legge o addirittura incoraggiati dallo Stato a farlo, chi può sentirsi al sicuro?
La domanda è legittima. Innanzitutto perché [è in corso] la seconda lettura alla Camera dei Lord del disegno di legge Terminally Ill Adults (End of Life) Bill presentato dalla deputata laburista Kim Leadbeater. Se i Lord non vorranno respingere il disegno di legge, per la prima volta nella storia britannica i medici potranno uccidere i pazienti impunemente. La questione è importante anche per via di un contesto internazionale caratterizzato dall’espansione della “morte assistita” (eufemismo per suicidio assistito o eutanasia), specialmente in Canada, dove una modifica della legge nel 2016 ha creato oggi una schiera di medici che non solo provano gusto nell’uccidere, ma se ne vantano apertamente.
Basta semplicemente osare paragonare il disegno di legge della Leadbeater al canadese Medical Aid in Dying (Maid) per suscitare immancabilmente le grida di indignazione dei suoi sostenitori. Questo perché il primo restringe le modalità di uccisione al suicidio assistito, alla possibilità cioè per pazienti consenzienti e afflitti da malattie terminali di avvelenare se stessi sotto controllo medico; il secondo invece è applicabile a un’ampia fetta della popolazione e comporta, in definitiva, un’iniezione letale diretta da parte di un medico. In Canada vengono utilizzati quattro farmaci in questa procedura: il midazolam, un sedativo; la lidocaina, un anestetico; il propofol, un agente che induce il coma; infine il rocuronio, un paralizzante che provoca l’arresto cardiaco.
Il paragone tuttavia è pertinente perché anche il Maid quando fu introdotto era soggetto a rigidi paletti di sicurezza. Da allora, però, la legge non si è appena evoluta, è piuttosto scivolata lungo un piano inclinato più veloce di uno sciatore alpino. Il cambiamento in effetti è stato talmente rapido che sono bastati solo 3 anni perché l’eutanasia arrivasse a rappresentare in Canada il 3 per cento di tutti i decessi, quando l’ultraprogressista Belgio ha impiegato 20 anni per raggiungere lo stesso tasso. In alcune parti del Canada, come il Quebec, il tasso di mortalità per eutanasia ha superato il 5 per cento. Gli orrori e gli abusi che ne derivano vengono documentati su base praticamente settimanale, come ha fatto di recente anche Sally Beck su Tcw, ma il carrozzone continua a sfrecciare senza il minimo accenno di volontà politica di fermarlo.
Dal 2027, per fare un esempio, in Canada perfino la malattia mentale sarà un criterio sufficiente per accedere all’eutanasia, e così la porta è aperta praticamente a qualunque cosa. Sono in cantiere piani per estendere la legge ai bambini. E già oggi, come dimostra questo ottimo articolo pubblicato nell’edizione di settembre di The Atlantic, l’eutanasia viene offerta agli anziani semplicemente sulla base della loro “fragilità”. L’intento spesso apertamente dichiarato dalle autorità e dalle compagnie di assicurazione è quello di risparmiare denaro: uccidere le persone disabili e malate, infatti, è in ogni caso più economico che prendersi cura di loro.
Sarebbe estremamente ingenuo immaginare che nel Regno Unito non possa accadere qualcosa di simile. Tanto per cominciare, decine di parlamentari che sostengono la Leadbeater hanno detto pubblicamente di volere pochissimi paletti, se non nessuno, lasciando intendere che tali presunte tutele sono in realtà puramente cosmetiche, misure di facciata per fare mandare giù il disegno di legge agli indecisi e all’opinione pubblica. Non meno insidiose le stime dell’impatto della legge prodotte dal dipartimento della Salute e dell’Assistenza sociale e dal ministero della Giustizia, che evidenziano i risparmi che si potrebbero ottenere.
Gli accorti ragionieri di Whitehall hanno previsto che, sebbene costerebbe milioni di sterline mettere in piedi l’infrastruttura per il suicidio assistito, compresa l’istituzione di un nuovo ente parastatale, la Voluntary Assisted Dying Commission, tuttavia nei primi dieci anni [dall’entrata in vigore della legge] si potrebbero risparmiare circa 90 milioni, con riduzioni della spesa del Sistema sanitario nazionale per 59,6 milioni e delle pensioni statali per 18,3 milioni.
In questa gelida logica è più che evidente un certo rimando al dottor Harold Shipman, che osservò davanti a Pamela Turner che «gli anziani siano un danno per il servizio sanitario» poco prima di assassinarle la madre, Edith Brady, una delle sue circa 250 vittime. La legge Leadbeater è una carta dei diritti per gente come lui e altri medici disposti a uccidere per un senso morale distorto o per puro piacere, o per entrambe le cose. Il Canada ce ne dà la prova.
Nel suo articolo per The Atlantic Elaina Plott Calabro ha parlato con alcuni di questi medici. Uno è Gord Gubitz, un neurologo della Nuova Scozia, il quale afferma che uccidere i suoi pazienti è «energizzante», «il lavoro più significativo» della sua carriera. Ellen Wiebe, abortista di Vancouver, ha ucciso 430 pazienti adulti negli ultimi nove anni di quella che lei definisce una carriera “incentrata sui diritti umani”. La dottoressa Wiebe è il medico di riferimento per l’eutanasia in Canada. Ellen Wiebe, un’abortista di Vancouver, ha ucciso 430 pazienti adulti negli ultimi nove anni di quella che lei descrive come una carriera «incentrata sui diritti umani». La dottoressa Wiebe è il medico di riferimento per i “doctor shoppers”, ossia per quanti si vedono respingere le richieste di eutanasia da specialisti più coscienziosi. Una delle persone che si sono rivolte a lei era una donna di 53 anni dell’Alberta afflitta dagli effetti collaterali dovuti alla sospensione di un farmaco antipsicotico che le era stato prescritto per dormire. La donna lamentava i sintomi dell’acatisia, un’irrequietezza interiore e l’incapacità di stare ferma. La dottoressa Wiebe ha organizzato tutto per poterle somministrare un’iniezione letale, ma il marito della donna si è opposto ed è riuscito a ottenere da un giudice che l’uccisione fosse evitata, uno dei rarissimi casi in cui le cosiddette misure di salvaguardia della legge canadese abbiano mai prevenuto qualcosa.
La dottoressa Wiebe dev’essere rimasta scioccata perché per anni è stata una di quei medici che agiscono e parlano in Canada come se fossero assolutamente al di sopra di ogni possibilità di critica per aver tolto vite umane. Una volta è apparsa in un filmato insieme a un’altra collega dispensatrice di eutanasia, Stefanie Green, per celebrare l’uccisione dei pazienti come «il lavoro più gratificante che abbiamo mai fatto».
Anche la dottoressa Green sa scioccare. In passato aveva confessato di essersi chiesta cosa avrebbero pensato i suoi amici e la sua famiglia se avessero saputo che uccidere i suoi pazienti la faceva «sentire davvero bene», e ora spiega perché si riferisce alle morti per eutanasia come a dei «parti». «Beh, in un senso è come mettere al mondo una vita», dice, «nell’altro è come una transizione, come portare la vita fuori».
Harold Shipman è stato il serial killer più prolifico del Regno Unito. Sicuramente i britannici, più di qualunque altro popolo, sono nella posizione di poter imparare dal recente passato. Non abbiamo bisogno di vivere l’incubo canadese per capire che dare ai medici il potere di uccidere renderà ineluttabile l’avvento del medico-psycho.
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