Arrivato l’ordine di carcerazione. Sallusti: «Ora vado in carcere»

L’ex-direttore del Giornale annuncia la consegna della notifica della condanna a 14 mesi: «Rinuncio a pene alternative». E si scaglia contro i politici: «Interrompete questa sceneggiata per cercare di salvarmi».

L’ordine di carcerazione alla fine è arrivato: oggi ad Alessandro Sallusti, ormai ex-direttore de Il Giornale, è stata notificata dalla Cassazione l’esecuzione della condanna a 14 mesi di reclusione per diffamazione aggravata, come ha annunciato lui stesso tramite la sua pagina Twitter. A questo punto, a meno di clamorosi colpi di scena, le porte della galera si apriranno per il giornalista: «Lunedì i miei avvocati depositeranno una mia dichiarazione, con la quale rinuncio definitivamente a pene alternative, come l’affidamento ai servizi sociali», spiega Sallusti in un video pubblicato sul sito del suo quotidiano: «Non credo di aver bisogno di essere rieducato da qualche comunità terapeutica».

POLITICI CIALTRONI. La sua posizione è ferma e dura, in aperta guerra contro la politica (sempre sul suo profilo Twitter si legge un eloquente messaggio: «Passare dalle mani dei giudici a quelle dei politici è come passare dalla pentola alla brace. Basta con questa farsa»). Alla classe politica rivolge un ultimo appello «per interrompere questa sceneggiata messa in piedi per cercare di salvarmi dal carcere. Se avesse voluto fare questo, cosa per altro da me non richiesta, sarebbero bastati pochi minuti di Consiglio dei Ministri con un decreto che avrebbe allineato l’Italia a tutti i Paesi occidentali». Sotto accusa le mosse della “casta” dopo la condanna comminata a Sallusti, che in un’intervista a Vanity Fair oggi spiegava così: «Mi fa orrore sapere che i politici italiani sono così cialtroni che mentre si discute al Senato di una modifica della legge 47/1948 sulla diffamazione a mezzo stampa si pensa di inserire degli articoli che non c’entrano nulla, come l’emendamento per rendere possibile ai presidenti di Provincia di essere eletti in Parlamento. Un Paese con una casta politica così si merita di avere un giornalista in prigione per le opinioni espresse dal suo giornale».