Arrestato Ciancimino Jr., «l’icona dell’antimafia»

Dopo la condanna definitiva per il riciclaggio del tesoro del padre Vito, e processi per detenzione di esplosivo oltre che calunnia, il teste chiave della “trattativa” è in carcere per evasione fiscale

È stato arrestato stamattina all’alba nella sua casa di Palermo, e condotto al carcere Pagliarelli, Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo condannato per mafia, Vito, e testimone chiave del “processo Trattativa” (in cui è comunque anche uno degli imputati, per concorso esterno in associazione mafiosa e per calunnia nei confronti di Gianni De Gennaro).
Ciancimino Jr. è stato arrestato su ordine del gip di Bologna Bruno Perla per associazione a delinquere e evasione fiscale: il gip non ha invece ritenuto sussistente l’aggravante, mossa a Ciancimino dai pm di Bologna, di favoreggiamento a Cosa Nostra. Secondo il gip e l’accusa condotta dal procuratore capo bolognese Roberto Alfonso e dal pm Enrico Cieri, Ciancimino avrebbe commesso un’evasione fiscale da 30 milioni di euro: l’inchiesta ricostruisce un giro d’affari da oltre 100 milioni di euro nel settore del commercio di metalli, messo in piedi da una “ramificata associazione” e, Ciancimino in particolare, sarebbe il titolare di fatto di alcune società che hanno evaso l’Iva. Oggi sono state emesse in tutto 13 ordinanze di custodia cautelare, nove in carcere e quattro ai domiciliari.

«IN PROCURA FACCIO COME MIN… VOGLIO». L’accusa di evasione fiscale a Ciancimino viene contestata in concorso anche al commercialista calabrese Girolamo Strangi, coinvolto in passato in indagini perché ritenuto vicino alla potente ‘ndrina Piromalli. Nell’ottobre 2010, infatti i due sono già finiti insieme sotto inchiesta per riciclaggio di denaro (indagini condotte dalla procura di Reggio Calabria), e intercettati a Verona durante un incontro nel quale Ciancimino aveva ricevuto contanti per 25 mila euro. Nei colloqui allora intercettati e poi pubblicati da Panorama, parlando del trasferimento della cifra più cospicua di 170mila euro all’estero, Ciancimino Jr. si era vantato con Strangi di essere «icona dell’antimafia» e quindi di aver molta libertà nei suoi spostamenti e comportamenti, dato che «negli uffici della procura di Palermo io faccio quello che min…  voglio».

CONDANNA DEFINITIVA PER RICICLAGGIO. L’indagine della procura di Bologna che oggi ha portato al suo arresto, nasce da un’inchiesta avviata dalla procura di Ferrara nel 2010, su vari episodi di evasione fiscale che Ciancimino per l’accusa avrebbe commesso già tra il 2007 e il 2009, quando faceva il trader di acciai.
Secondo l’Agi, nel corso dell’inchiesta bolognese è emersa «una serie innumerevole di reati fiscali». Neanche questa è un’accusa, d’altro canto, nuova per Ciancimino: la Cassazione il 5 ottobre 2011 ha definitivamente condannato Jr. per il riciclaggio del tesoro del padre (messo da parte negli anni in cui fu sindaco di Palermo), sebbene la suprema Corte abbia ridotto la pena a 2 anni e 8 mesi, e ritenuto prescritti altri reati.
Sempre nel 2011 invece, Ciancimino è stato arrestato a Parma, perché ha falsificato uno dei bigliettini del padre, consegnati insieme alle fotocopie del papello e altri documenti ai pm di Palermo nel 2010: in particolare il bigliettino che ha portato all’arresto è quello per cui Ciancimino aveva accusato l’ex capo del Dis Gianni De Gennaro di essere stato a conoscenza della presunta trattativa Stato-Mafia, che una perizia della polizia scientifica aveva ritenuto falso (analoghe perizie pendono su altri dei documenti consegnati da Ciancimino agli inquirenti palermitani, e oggi parte degli atti del “processo Trattativa”). In occasione di quell’arresto e di una successiva perquisizione, nel giardino di casa Ciancimino a Palermo, furono trovati sepolti 13 candelotti di dinamite, che avrebbero potuto distruggere l’intero stabile: attualmente Massimo è anche imputato a Palermo in un processo proprio per la detenzione di esplosivo.

«TEMPISTICA SOSPETTA». Le reazioni dell’Anm, il sindacato dei magistrati, ogni qual volta il Pdl ha innescato polemiche con l’accusa di tempistiche strane negli arresti e nei tempi della giustizia, sono sempre state pronte e piene di rabbia per chi mette in dubbio l’indipendenza della magistratura. Con il curriculum penal-giudiziario che accompagna Ciancimino stupisce che ancora non sia arrivata dunque alcuna risposta a chi ha subito sollevato dubbi sulle tempistiche dell’arresto odierno. Non si tratta solo del difensore di Ciancimino, Francesca Russo, secondo cui «guarda caso, a distanza di quattro anni dai fatti, l’arresto viene ordinato all’indomani dell’apertura del processo Stato Mafia», ma anche di esponenti di spicco della società civile, quali Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo ucciso dalla mafia, che ha detto che «mi preoccupa l’arresto di Ciancimino. Si tratta di un reato fiscale e decidere per l’arresto per un reato del genere in un momento così critico, che è quello dell’inizio del processo per la trattativa tra Stato e mafia, in cui Massimo Ciancimino è testimone, è una cosa che mi lascia da pensare».