Arcigay attacca prete perché diffonde appello contro la legge sull’omofobia. «Si contraddicono da soli»

Intervista a don Piccinelli che ha appeso il manifesto sulla bacheca dell’ospedale. «Dicono che non vogliono colpire i reati di opinione, ma poi ci accusano di istigare alla violenza»

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«Mi sono ritrovato sbattuto in prima pagina sulla Nuova Ferrara, attaccato proprio come il mio vescovo, Luigi Negri. E ho capito che dolore poteva aver provato». A parlare così a tempi.it è don Stefano Piccinelli che lo scorso 23 di luglio aveva appeso in una bacheca dell’ospedale di Cona, in provincia di Ferrara, l’appello contro la legge sull’omofobia lanciato dai “Giuristi per la vita” attraverso La Nuova Bussola Quotidiana, a cui hanno aderito anche Tempi.it e CulturaCattolica.it.

Don Piccinelli, cosa è accaduto dopo che ha appeso l’appello?
Mi ha chiamato una giornalista, dicendomi che era della Nuova Ferrara: «Ci è giunta voce che… lei sa che in un luogo pubblico non si può?». Io stavo guidando senza auricolare, non potevo rispondere in maniera articolata, pur avendo capito bene il giochetto: appena mi aveva detto il nome della testata per cui lavorava mi sono allarmato. E alle domande fatte, trattandomi come fossi un ingenuo, mi sono detto: «Questi mi vogliono fregare come hanno fatto con monsignor Luigi Negri». Anche il vescovo è stato appositamente frainteso da quel giornale e accusato di intolleranza verso gli omosessuali solo per aver detto che è grave che stia passando, nel silenzio mediatico, una legge sull’omofobia, che, in realtà, è una norma che punisce le opinioni, con pene severe come il carcere.

Lei è stato attaccato anche da Flavio Romani presidente dell’Arcigay.
Hanno preso le mie poche parole al telefono e le hanno “girate” a loro piacimento. Ma Romani si è contraddetto: ha detto che la legge non prevede il reato di opinione e, subito dopo, che io e i sacerdoti che sosteniamo che gli atti omosessuali sono disordinati – affermazione contenuta nel catechismo della Chiesa Cattolica – istighiamo alla violenza.

E ora, cosa farà? Continuerà a dire quello che pensa?
Finché la legge non passerà, mettendo un reato di opinione e discriminando tutti, nessuno può impedirmelo. Nessuno può vietare a un cittadino di appendere un appello perché pensa che una norma sia sbagliata. E, comunque vada la legge, la Chiesa, avendo a cuore l’uomo, dovrà continuare a difenderlo, dicendo la verità su di esso. Io non giudico la persona, come ha detto papa Francesco ai giornalisti. Ma ho la necessità e il dovere di indicare a tutti la via per la felicità, che è la sequela a Gesù, alla bellezza e non al mero istinto possessivo.

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