Sheikh Abdulaziz ha insegnato un islam rigorista a milioni di musulmani. Ha difeso matrimoni forzati, sharia e segregazione delle donne. Asservito al potere politico, criticò Benedetto XVI per il discorso di Ratisbona
Il Gran Muftì dell'Arabia Saudita, Sheikh Abdulaziz al-Sheikh (foto Ansa)
«Le nostre madri e le nostre nonne si sono sposate che avevano a malapena 12 anni. Una buona educazione rende una ragazza pronta a eseguire tutti i doveri di moglie già a quell'età». È morto martedì all'età di 84 anni il Gran Muftì dell'Arabia Saudita, Sheikh Abdulaziz al-Sheikh, una delle figure religiose più importanti e conosciute dell'islam sunnita. Fervido sostenitore dei matrimoni forzati, Al-Sheikh era un seguace del wahhabismo, la corrente integralista islamica sulla quale l'Arabia Saudita si è fondata e che ha plasmato la fede di milioni di musulmani in tutto il mondo.
La diffusione di un islam integralista
Nominato nel 1999 a capo del Consiglio degli anziani studiosi, l'ente governativo responsabile degli editti religiosi, per oltre 15 anni ha diffuso in tutto il mondo, Europa compresa, una versione dell'islam molto simile a quella propugnata da talebani, Al-Qaeda e Isis (anche se criticò i jihadisti di Al-Baghdadi) emanando una serie di fatwa che oggi il principe ereditario ...
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