Antonia Arslan: «Vi racconto la storia avventurosa del libro di Mush»

L’autrice de La masseria delle allodole e La strada di Smirne torna con un romanzo che è un ulteriore approfondimento delle proprie origini armene. Con tempi.it discute della sua ultima fatica: «Attorno alla tragedia del massacrato voluto dai turchi si narrano testimonianze agghiaccianti».

Antonia Arslan si trova in tour per promuovere l’ultima sua opera uscita in libreria, Il libro di Mush (Skira, 129 pp., 15 euro). L’autrice de La masseria delle allodole e La strada di Smirne torna con un romanzo che è un ulteriore approfondimento delle proprie origini armene. Con tempi.it discute della sua ultima fatica.

Di cosa narra il suo nuovo romanzo?
Il libro di Mush è un manoscritto medievale del 1202 che ha avuto una storia avventurosa. È stato ordinato da un mercante, che poi ha venduto. Il tomo è vissuto per molti tempi nel Monastero dei Santi Apostoli della valle di Mush. Nel giugno del 1915 l’intera valle di Mush è stata invasa dai turchi, che hanno ucciso uomini, donne e bambini. Nel 1917 due donne, sopravvissute al massacro, trovano il libro tra le rovine del tempio. La salvezza del testo diventa la loro ragione di vita. Questo manoscritto è enorme: è alto circa un metro e pesa 27 chili e mezzo. Le donne lo dividono in due parti e lo trasportano sulle spalle valicando i monti del Caucaso. Gli armeni venerano i libri: hanno santificato in gruppo tutti i traduttori della Bibbia e anche l’inventore dell’alfabeto, Mesrop Mashtots.
La trama, quindi, è tratta da una storia viva?
Sì. Il libro di Mush esiste davvero. Adesso, si trova a Matenadaran, la biblioteca di Yerevan, capitale della Repubblica d’Armenia. Naturalmente, la storia del romanzo è condita di eventi leggendari e romanzeschi, ma ha un solido nucleo storico. Per esempio, delle due donne che hanno trasportato il libro, solo una sopravvive. L’altra muore e viene seppellita con la sua parte di testo. Soltanto un generale russo riuscirà a scoprire l’esatta ubicazione e lo porterà con sé in Georgia.

Perché ha voluto narrare questa storia?
La casa editrice Skira, che lo ha pubblicato, ha aperto una nuova collana di narrativa. Skira, tradizionalmente, pubblica cataloghi d’arte, ma hanno deciso di puntare anche su brevi racconti che parlino delle vicende di un opera d’arte. Inoltre, mi ha sempre colpito la storia della valle di Mush, che in armeno significa “nebbiosa”. Vi passano due fiumi ed è fertilissima. È circondata da montagne, con pochi valichi d’entrata. Attorno alla tragedia del massacrato voluto dai turchi si narrano testimonianze agghiaccianti. Come quella di Alma Johannson, infermiera danese che gestiva un orfanotrofio completamente distrutto.
Twitter: @DanieleCiacci