Angelo Rizzoli è gravemente malato e rischia la vita. Eppure non gli concedono i domiciliari

Da un mese in carcere si trova ora nel reparto detentivo dell’ospedale Pertini. Una situazione scandalosa, ma i giudici non lo liberano. Ieri gli appelli di Verini (Pd) e Cicchitto (Pdl)

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Angelo Rizzoli si trova in carcere nell’ala dell’ospedale Pertini da oltre un mese. È in custodia cautelare dal il 14 febbraio scorso per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. Il problema è che è gravemente malato (sclerosi a placche) da quando aveva 18 anni e ora che ne ha 70 la malattia ha portato altre terribili conseguenze. Gli ha elencati l’altro giorno Stefano Zurlo sul Giornale: «Il diabete mellito, la cardiopatia con tanto di infarto, l’ipertensione arteriosa, la pancreatite, l’emiparesi al braccio destro. E non è finita. “I reni lavorano sempre meno – spiega preoccupata la moglie Melania De Nichilo, medico chirurgo, parlamentare uscente del Pdl, pure indagata nella stessa inchiesta – non ho potuto vederlo per venticinque giorni, poi l’ho incontrato due volte, l’ultima ieri, e l’ho trovato molto debilitato. I reni vanno di male in peggio. Siamo a un passo dalla dialisi”».
A Rizzoli non vengono concessi gli arresti domiciliari. «La perizia disposta dal gip stabilisce che i malanni ci sono tutti, ma comunque il malato può stare in carcere. La consulenza di parte, affidata a un nefrologo del Gemelli, il professor Luigi Tazza, evidenzia invece il rischio di morte».

ACCANIMENTO IMMOTIVATO. Domani sarà ascoltato dai pm. Intanto ieri nell’aula della Camera un deputato del Pd, Walter verini, e uno del Pdl, Fabrizio Cicchitto, hanno sollevato il caso davanti agli altri onorevoli.
Verini ha raccontato il caso Rizzoli come quello di «un detenuto affetto da sclerosi multipla con emiparesi spastica emisoma destro che lo obbliga a deambulare con il solo uso del bastone. È un detenuto che soffre anche di ipertensione arteriosa e di una grave insufficienza renale cronica prossima alla dialisi, di diabete mellito. A questo detenuto sono stati negati gli arresti domiciliari e in questi giorni è rinchiuso nel reparto detentivo dell’ospedale Pertini. Giace nello stesso letto dove morì Stefano Cucchi, uno dei casi più terribili e inquietanti dell’inferno carceri in Italia».
«Questo detenuto – ha proseguito Verini – ha un nome famoso e importante, Angelo Rizzoli, ma non parliamo di un nome, parliamo di un uomo, di una persona, una persona gravemente malata. Noi rispettiamo sinceramente la magistratura e la sua autonomia, ma questo non ci impedisce, non ci può impedire, di denunciare situazioni come questa. Penso anch’io che negare i domiciliari a una persona in queste condizioni sia incredibile. L’impressione è quella di un accanimento immotivato e privo di umanità. Queste cose – e concludo – riguardano in questo momento Angelo Rizzoli, ma saranno decine e decine i casi di giustizia non giusta, di abnorme carcerazione preventiva, di permanenza in carcere in condizioni bestiali come più volte il Presidente della Repubblica, Napolitano e le istituzioni europee hanno denunciato. Ed io considero un segnale di straordinario rilievo l’annuncio che proprio oggi Papa Francesco ha fatto di recarsi per il Giovedì santo nel carcere minorile di Casal del Marmo».

E I GIUDICI? Cicchitto ha raccontato di avere visitato proprio ieri Rizzoli. «L’immagine e l’impressione che abbiamo avuto – ha detto – è stata violentissima e la domanda che mi sono posto, che ci siamo posti è che se l’istituto degli arresti domiciliari non si applica nei confronti di una persona che è nelle condizioni drammatiche in cui si trova il dottor Angelo Rizzoli, non capisco più il senso di questo istituto, il senso di questa norma; ciò, soprattutto, per una fattispecie per di più così complessa, dal punto di vista medico, come è stata enumerata poco fa dall’onorevole Verini. Rispetto a questo si va oltre le polemiche che tradizionalmente intervengono fra di noi sul tema giudiziario e ci si attiene ad una questione che lei, Presidente, aveva anche posto nel suo intervento di apertura dei nostri lavori relativa alla condizione dei detenuti, al di là del nome, ma in questo caso non c’è soltanto un nome, c’è una persona che si trova in una condizione drammatica già di per sé, anche se non fosse ristretto in una situazione carceraria, figurarsi nella situazione in cui si trova. Dobbiamo anche, aggiungo, alla coscienza dei medici del Pertini, che hanno rilevato un peggioramento delle condizioni di Angelo Rizzoli, se sono potuti intervenire perché, altrimenti, oggi, sulla base di quello che si era stabilito, Angelo Rizzoli sarebbe stato portato in un carcere; ciò in una situazione nella quale lui è stato visto per un attimo dal GIP e non è stato ancora interrogato dal pubblico ministero il quale, a quanto sembra, attraversa un periodo di studio per cui non si applica sull’argomento».

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