“B Solidale”: «Non vogliamo soltanto raccogliere fondi, ma vivere insieme i progetti»

Intervista al presidente di Serie B Andrea Abodi, che a Padova lancia la nuova piattaforma di responsabilità sociale. «Perché tutto non rimanga nei 90 minuti in campo, si può scegliere di essere di più»

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Un progetto per cercare di vivere in maniera diversa la responsabilità sociale del calcio. Perché tante volte il pallone si è fatto portavoce di iniziative e sostegni, ma spesso dopo i grandi lanci promozionali gli impegni sono via via sfumati. «La Serie B invece vuole portare avanti un approccio diverso, più strutturato e sistematico. Per questo tre anni fa abbiamo messo in piedi “B Solidale”». A parlare a tempi.it è il presidente della Lega Serie B Andrea Abodi. Oggi a Padova lancerà questa piattaforma, presentando le cinque Onlus scelte attraverso un bando, e che per tutto l’anno sarranno sostenute sui campi della Cadetteria.

Presidente, “B solidale” vuole concentrare tutti gli sforzi solidali legati alla Serie B su cinque progetti mirati. Basta sprechi?
Sì, è la politica che abbiamo scelto di seguire: abbiamo già cinque Onlus che sosteniamo durante l’anno, cui abbiamo aggiunto altri cinque soggetti che cambiano di stagione in stagione, scelti dopo un bando. Siamo abituati ad un susseguirsi di campagne, anche nel calcio. La Serie B invece ha voluto fare una valutazione diversa, più consapevole: proviamo a calarci nei progetti che sosterremo, non soltanto raccogliendo fondi per loro. La Lega e i club, infatti, daranno spazio anche alla promozione delle iniziative di queste onlus, oltre a prendere parte ad alcuni eventi.

Come verranno sostenute le cinque opere durante l’anno?
La Serie B conta 470 eventi, tutti a disposizione di B Solidale e delle Onlus scelte: striscioni, maglie dei giocatori, pubblicità durante i programmi tv. Poi vorremmo che, ad alcuni progetti, prendano parte i giocatori stessi. Il contributo che diamo è una somma di tante componenti: ci son pure parte delle multe che dalle squadre vengono destinate a questo fondo.

Il tifoso è abituato a vedere progetti simili. C’è un effettivo ritorno?
Bisogna avere la capacità di seminare, la raccolta verrà. Le tendenze non si possono invertire all’improvviso. Ciò che posso dire è che già si avverte un maggiore gradimento verso questo genere d’iniziative. Anche perché tutto ciò si muove all’interno di un progetto più ampio, dove noi della Serie B vogliamo che il calcio si assuma più responsabilità nei confronti della comunità dove vive. Vogliamo che il calcio interagisca con tutto ciò che gli sta intorno.

In che senso?
La nostra idea è che il calcio restituisca alla società ciò che essa gli dà ogni giorno, facendolo diventare un fenomeno popolare quale è. Non basta un’attenzione economica, ma serve che questa si traduca anche nell’assunzione di una responsabilità. E questo è collegato alle iniziative che lanceremo. Non vogliamo ridurre tutto ai novanta minuti in campo; si può scegliere di essere di più.

Il mondo del calcio è in crisi: calano i guadagni delle squadre, diminuisce l’appeal, sempre meno i tifosi allo stadio. Dall’altra parte, c’è un mondo, quello del terzo settore, che in un momento di difficoltà come questo ha bisogno di sostegno. Avete avuto quasi 200 richieste di partecipazione al bando…
Ciò significa che c’è bisogno di un progetto. Da un lato è un indicatore dei bisogni della società, dall’altro mette in luce i limiti del sistema pubblico e la necessità di una maggiore assunzione di responsabilità da parte dei privati.

Pochi mesi fa, dopo la morte di Stefano Borgonovo, Massimo Mauro ravvisava come spesso nel calcio la solidarietà sia più a parole che nella sostanza. Cosa si sente di rispondere?
Io credo che B Solidale sia il tentativo di esprimere invece più consapevolezza e partecipazione. Il tentativo è proprio quello di far sì che agli appelli in campo nel week end faccia seguito una collaborazione che possa durare anche nel resto della settimana. Stefano Borgonovo era membro del nostro comitato etico, e la fondazione “Vialli e Mauro” da noi adottata è stata la prima nell’ambito della ricerca scientifica. Sono piccole risposte quelle che abbiamo dato: però siamo perseveranti e andiamo avanti.

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