Mosca le chiama “tasse per il riciclo” ma il loro vero scopo è fermare l’invasione delle auto cinesi. Grazie agli incentivi del governo di Pechino, oggi il paese del Dragone ne immatricola in Russia sette volte di più che nel 2022
I presidenti di Cina e Russia Xi Jinping e Vladimir Putin (foto Ansa)
Si chiamano tasse per il riciclo (“recycling fees” nell’originale inglese) e sono nate nel mondo del commercio dei prodotti elettronici che richiedono costi di smaltimento significativi, ma si possono applicare anche a settori merceologici diversi, e allora hanno la stessa funzione dei famigerati dazi: contenere le importazioni di beni stranieri che mettono in crisi i produttori locali. È la politica che la Russia ha scelto per mettere un freno alle importazioni di auto cinesi che dopo l’imposizione di sanzioni economiche a Mosca da parte dei paesi occidentali all’indomani dell’invasione dell’Ucraina hanno conosciuto un boom senza precedenti.
L’anno scorso sono state immatricolate in Russia quasi 1 milione e 200 mila auto di marche cinesi, sette volte quelle che venivano importate nel 2022. In tal modo i cinesi sono venuti a occupare il 63 per cento del mercato russo delle vendite di auto, comprimendo le marche russe al 29 per cento appena. Si tratta nella quasi totalità (97 per cento)...
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