Un altro malato inserito nella “death list”. La vita di David dipende da un giudice

David è da mesi ricoverato in condizioni gravi in terapia intensiva e i medici vogliono negargli altre cure. La famiglia si è rivolta al tribunale e ora la sua sorte è in mano a un giudice

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David James è un musicista di 68 anni, sposato da cinquanta e con una amorevole famiglia alle spalle che ora sta cercando di difendere la sua incolumità di malato grave. David è stato ricoverato lo scorso maggio all’ospedale di Liverpool, per un problema intestinale. Lo stato di salute del paziente era già abbastanza debilitato per una serie di problemi avuti nel corso della vita e nell’ultimo mese ha contratto un’infezione polmonare, con danneggiamento dei reni e un attacco di cuore. Dal reparto di medicina interna in cui era ricoverato è stato spostato alla terapia intensiva, ed è qui che i medici hanno deciso di metterlo sulla “death list”, rappresentata dalla Liverpool Care Pathway, che permette ai medici di decidere se sospendere alimentazione, idratazione e cure a un paziente da loro ritenuto in fin di vita.

TERAPIA INTENSIVA. La moglie e la figlia però hanno continuato a comunicare con lui nonostante lo stato di salute grave, tramite leggeri movimenti delle labbra. David è ancora in terapia intensiva, a combattere tra la vita e la morte, ma nel frattempo la moglie e la figlia hanno portato in tribunale l’ospedale. «Le sue condizioni sono peggiorate a causa dei medici che lo stanno seguendo e che si rifiutano di dargli liquidi. Eppure noi in questi mesi l’abbiano sempre visto stabile, mai una smorfia di dolore o di tristezza sul suo viso». Il problema è che David ha anche subito una tracheotomia, che ovviamente non gli permette di esprimersi a parole, nonostante i familiari riescano lo stesso a intendersi con lui. E adesso toccherà a un giudice stabilire se David potrà continuare a ricevere la dialisi, i suoi farmaci per la pressione o di poter usare il defibrillatore nel caso in cui fosse in corso un infarto. Ma le sue possibilità di continuare a essere ricoverato, a detta di un altro medico esterno all’ospedale che l’ha visitato, sembrano essere meno dell’1 per cento.

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