«Altro che sigarette. La droga trasforma le persone in larve: sdoganarla incentiva il regresso dell’uomo»

Intervista a José Berdini, responsabile delle comunità Pars, sulla sentenza della Cassazione che sembra autorizzare il consumo in gruppo di sostanze stupefacenti.

Settimana scorsa, la Corte suprema di Cassazione si è pronunciata a favore «dell’irrilevanza penale» del consumo di gruppo di sostanze stupefacenti. Le motivazioni non sono state ancora depositate. Per José Berdini, responsabile delle Comunità Terapeutiche per tossicodipendenti gestite dalla Cooperativa Sociale PARS, i media non hanno perso tempo a trasformare la sentenza in un sostegno a una certa visione del futuro favorevole alla tossicodipendenza. «A essere cinica e odiosa non è tanto la sentenza, quanto l’idea di gruppo sottesa alla propaganda che ci sommerge ovunque», spiega a tempi.it.

Che effetto ha questa sentenza sulla tossicodipendenza?
Il messaggio che viene dato conta molto. Lo sdoganamento delle sostanze stupefacenti, ampiamente sostenuto dai media, incentiva le tossicodipendenze e il regresso delle persone. Questo tentativo di rappresentare una comunità narcotizzata come fosse un elemento del progresso sociale mette in discussione tutto il nostro lavoro nelle comunità di recupero e incentiva la tossicodipendenza.

La Regione Marche ha appena adottato una delibera bipartisan che permette di usare sostanze cannabinoidi in caso di prescrizione medica.
Stupisce quanto clamore si faccia sui danni provocati dal fumo di sigaretta e quanto, viceversa, si sostenga la “salubrità” della marijuana. Eppure gli spinelli si fumano come le sigarette e “farsi” di droga danneggia irreversibilmente una persona e le sue capacità. Il suo uso porta con sé la promozione di una comunità che vive narcotizzandosi, che regredisce. La persona si trasforma in una larva. Il vero progresso umano si ottiene restituendo consapevolezza e speranza a chi le ha perdute proprio con la droga. Promuoverne l’uso va contro il progresso.

La sentenza, si legge nell’informativa pubblicata dalla Cassazione, prevederebbe l’impunibilità «sia nell’ipotesi di mandato d’acquisto che in quella di acquisto comune» di droga.
Non si capisce cosa si vuole affermare: che una persona può comprare impunemente due chili di cannabis e cocaina per “distribuirli” a decine di “amici”? Sarebbe un pronunciamento quanto meno assurdo.