Almeno Beppe Sala si è scusato con Milano

Conte dice che «il governo ha fatto tutto il possibile». Sicuri? Ne riparleremo quando ne usciremo, a pezzi

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Cronache dalla quarantena / 13

«Da domani, nuove regole di comunicazione. Tutte le conversazioni verranno registrate. Vengono registrati tutti i registri delle chiamate telefoniche. Tutti i messaggi e le chiamate di WhatsApp. Monitoraggio di Twitter. Monitoraggio di Facebook. Segui tutti i social network e i forum. Tutti i dispositivi sono collegati ai sistemi dipartimentali dei servizi di intercettazione telefonica del governo CDMX. Fare attenzione a non inviare messaggi o informazioni non necessari contrari alle leggi e ai costumi. Evitare di condividere informazioni riservate con amici e familiari. Dillo ai tuoi figli e stai molto attento. Incredibile, ma vero. “Tutto ciò che scrivi o dici può essere usato contro di te, anche qualsiasi battuta” Per chi non lo sapesse è in vigore la nuova legge».  

Un amico (eccessivamente allarmista?) mi invita a stare molto attento a quello che penso, scrivo e comunico, sia pure in “social distancing”, dopo che è entrata in vigore la nuova legge da Stato di polizia. In effetti, non ho trovato da nessuna parte i festeggiamenti per la giornata di ieri, 26 marzo, data in cui sarebbe entrata in vigore la nuova legge sulle intercettazioni. Non l’ho trovata semplicemente perché la legge entrerà  in vigore a maggio. Fake sulle date a parte, purtroppo per l’Italia è una infilata di iatture una dietro l’altra anche il voto parlamentare che, proprio nei giorni di esplosione del maledetto virus, il 28 febbraio scorso, approvava entusiasticamente, grazie alla maggioranza giallorossa, una legge che di fatto autorizza lo spionaggio e il dossieraggio della vita dei cittadini da parte dei poteri opachi dello Stato. E dico opachi non a casaccio: prima di approvare una stretta giudiziaria da ex Ddr, il parlamento avrebbe per lo meno dovuto sollecitare il Csm, organo di autocontrollo della magistratura, sul caso di un famoso ex capo dell’Associazione nazionale magistrati accusato da un suo collega di essersi venduto per 50 mila euro un seggiolone di procuratore capo in Sicilia. Oltre che, cosa più preoccupante, di essere la punta di un iceberg corruttivo non si sa bene quanto diffuso nel potere giudiziario.

Così, invece di indagare su questo iceberg, zitti zitti, remando al porto delle nebbie, scurdammuce ‘o passato ora che il procuratore di Roma è nominato, sono andati avanti a infierire sui cittadini col tritacarne giustizialista. 28 febbraio. Data indimenticabile di approvazione definitiva di una legge del trojan (così si chiama la più potente microspia ora autorizzata dalla nuova legge) che potrà captare segreti anche sotto le lenzuola degli italiani. Dopo che per un mese – mai dimenticare neanche questo, mai – gli stupefacenti di cui si compone il parlamento italiano, sono andati avanti a discutere nient’altro che, appunto, di trojan e manette, ostentando impavida resistenza antifascista agli “allarmismi”, “demagogia”, “stupidaggini” della destra razzista sul virus che stava arrivando dalla Cina. Ed era come minimo dal 31 gennaio – data dell’ufficiale dichiarazione e messa in guardia dell’Oms sull’epidemia da Covid 19 – che si imponeva al governo giallorosso il dovere e l’obbligo di organizzare una prevenzione adeguata al possibile scoppio dell’epidemia in Italia.

Almeno Beppe Sala si è scusato con Milano. “Perché all’inizio ho sbagliato” lanciando la #milanononsiferma. Cioè gli assembramenti da aperitivi e movida che hanno infettato pure lo Zingaretti venuto a brillanteggiare in Galleria Vittorio Emanuele. Conte invece no. Lui non si scusa mai. Utilizza il vantaggio della sua umana simpatia per insistere nella miseria di una impotenza armata di sapienza forense. Tant’è, non gli è bastato divagare sull’allarme dell’Oms con un bel po’ di anestetico Sanremo e ingombrare l’immaginario collettivo col pur grande Amadeus. No, dice sinceramente confuso che il “governo ha fatto il possibile”. Il governo? Avete visto per caso in giro l’Elevato dai boccoli d’argento che quota più della metà di poltrone di governo e un terzo del parlamento, ben 300 tra deputati e senatori grillini?

Avete per caso visto in giro qualche ministro metterci la faccia, le idee, qualche pensiero un gradino sopra la Treccani del “Vaffa”? Avete per caso assistito all’esercizio argomentativo di quel tale che vendeva bibite e che, messosi con entusiasmo ragazzino sulla via della seta, fa il ministro degli Esteri seduto dietro una scrivania completamente vuota di carte ma lui, il
ministro degli Esteri, potrebbe perfino avere una penna Bic in mano? E Travaglio che se la ride del Bertolaso infettato, perché, dice il coraggio da leone del direttore del Fatto Quotidiano, «più che creare posti letto ne ha occupato uno»?

Non bisogna indignarsi di questi calcetti negli stinchi. Bisogna solo ricordarsi che tale è l’anima di questo governo. Ne riparleremo quando ne usciremo, a pezzi, e temo con una Lombardia definitivamente “imparata” di cosa sia lo Stato centralista rafforzato dall’anima manettara, che non restituisce quasi niente alla regione che versa di più nella cassa dello Stato e nella cassa di solidarietà per le regioni più arretrate. E per alibi ti piazza un potere giudiziario e relativi pennivendoli leccapiedi, che ti tirano via la pelle se sgarri di un micron. Mentre Roma si sa, ha appena scritto un gran libro, giusto per accompagnarci in questa nuova vita da reclusi, dove un anonimo capo di gabinetto dello Stato profondo che parassita sul Nord ed impedisce l’emancipazione del sud, confessa bel bello, in 287 pagine di libro Feltrinelli (manco a dirlo, il poterazzo sinistro è sempre di sinistra), orgoglioso di non arrossire, applaudito dal Fatto Quotidiano, particolareggiando come si fa a tenere in pugno un popolo, una democrazia, il frutto del lavoro degli italiani, Io sono il potere.

Foto Ansa