All’Inter arriva Mourinho, l’unico che tiene a bada Moratti (e così vince)

Anche se Mancini vince lo scudetto, Moratti gli dà un benservito dorato per prendere Mourinho. Il portoghese vincerà grazie alla sua capacità di mettere fine all’anarchia del presidentissimo

Campionato 2007/08: Anno secondo dopo Calciopoli. L’Inter deve vedersela con la Roma fino all’ultima giornata: Ibra a Parma entra dopo settimane di assenza a causa di un serio infortunio e segna la doppietta che mette in bacheca il secondo scudetto vinto sul campo, di fila. La stagione non è iniziata nel migliore dei modi: la squadra di Mancini, ad agosto, ha lasciato la Supercoppa italiana nelle mani della Roma. Incredibilmente la campagna acquisti è stata molto contenuta: è arrivato Chivu, difensore rumeno dalla Roma, e l’attaccante honduregno David Suazo, dopo un braccio di ferro con il Milan, dal Cagliari. Naturalmente Suazo, fortissimamente voluto da Mancini, scomparirà presto dalla squadra titolare: ma è un particolare che non incide su una squadra che dimostra finalmente di avere personalità in campo.

Nonostante i successi in campionato, l’ambiente interista è in perenne agitazione: il Presidente constata che a livello internazionale la squadra non fa il desiderato “salto di qualità”; la Champions, anche con la pesante presenza di Ibra, resta un tabù e dopo l’ennesima eliminazione, l’11 marzo, a S. Siro, contro il Liverpool, negli ottavi di finale, Mancini comincia a sospettare che la società, delusa, gli stia facendo terra bruciata intorno: annuncia in conferenza stampa con strani giri di parole che anche se vincerà lo scudetto il suo destino all’Inter è segnato e l’anno successivo non siederà più sulla panchina nerazzurra. Molti tifosi e osservatori accolgono questo messaggio come annuncio di dimissioni da parte del mister, ma i più attenti segnalano che Moratti, dopo essersi attivato inutilmente alla fine della stagione 2006 per accaparrarsi Capello, si era già guardato intorno e aveva sondato il terreno e addirittura fatto firmare un precontratto a un top allenatore, momentaneamente a spasso: Josè Mourinho. Il portoghese aveva lavorato molto bene per più di due anni al Chelsea di Abramovich, ma era stato esonerato per incompatibilità caratteriale dallo stesso petroliere russo.

Mancini, probabilmente, aveva notato questi strani movimenti, ma Moratti smentisce tutto in maniera categorica, anzi, com’è nel suo stile tranquillizza lo jesino assicurandogli fiducia eterna. Infatti, se pur con fatica, l’Inter vince lo scudetto e la panchina di Mancini non sembra più tremare. Ma al momento di andare in ferie, quando ancora gli echi dei festeggiamenti per la vittoria nel torneo nazionale non si sono ancora spenti, ecco il colpo di scena: il tecnico, in un pomeriggio di maggio, il 27, invece di essere chiamato in sede per la paga viene esonerato quasi in diretta televisiva, con la la scusa delle dichiarazioni del post partita di Champions. Naturalmente non è così, i sospetti di Mancini erano fondati e se l’annuncio dell’esonero risulta di grande effetto, lo è anche la cifra che Mancini chiederà e otterrà per il benservito, in attesa di allenare una nuova squadra. Ricerca che da parte dell’ex allenatore interista sarà condotta con molta calma, sapendo che “Pantalone” Moratti avrebbe pagato ogni mese il lauto stipendio all’allenatore esonerato, nella miglior tradizione dei suoi anni di gestione, continuando imperterrito in questa assurda strategia del lancio dei soldi dalla finestra. Tra l’altro, anche Mourinho, non risulterà pagato con le noccioline.

Il portoghese si presenta subito come un grande comunicatore: «Io non sono un pirla», esordisce alla prima conferenza stampa alla Pinetina, raccogliendo subito il favore di stampa e tifosi. Il “padreterno” di Setubal è stato ingaggiato per la sua esperienza internazionale: ha già vinto una Champions League con il Porto dei miracoli e mantenuto il Chelsea nel giro europeo, sfiorando la finale sottrattagli in semifinale dal Barcellona di Guardiola dopo scandalosi errori arbitrali. In poco tempo, Mou si accorge che la priorità in casa Inter è organizzare un sistema di competenze e disciplina nella comunicazione dentro e fuori la squadra, che l’incosciente anarchia morattiana ha reso inesistenti. Il portoghese, prende in mano l’ingarbugliata matassa di rapporti interni ed esterni e da geniale General Manager riordina ruoli e responsabilità. Sotto la sua gestione non usciranno più spifferi polemici dallo spogliatoio; metterà sempre la sua faccia per difendere la tranquillità della squadra nei momenti delicati. Duro con i giocatori che non lo seguono, comprensivo con chi merita la sua fiducia, gestirà con autorità e pazienza le bizze di Adriano e Balotelli, fino a quando non sarà costretto ad abbandonarli al loro destino, lontano dall’Inter. Non smetterà di stuzzicare, facendo nomi e cognomi, gli avversari con verve e spavalderia, ai limiti della maleducazione, ma realizzando in ogni conferenza stampa uno show irresistibile e irrinunciabile, cosa inedita e inusitata per l’ingessata ipocrisia del calcio italiano.

Soprattutto, oscura finalmente la presenza di Moratti, ne limita il raggio d’azione, costringendolo per il bene della società ad esternare il meno possibile: sull’Inter, adesso, nessuno più racconta barzellette! Non che Mourinho non sbagli mai: appena arrivato convince Moratti a comprare per una cifra assurda il connazionale Quaresma, una buona ala, ma tutta da scoprire sui nostri campi. Il flop è dietro l’angolo, Moratti abbozza, tanto che nel mercato della stagione successiva glisserà sui nomi proposti dal vate di Setubal (Deco e Carvalho) e con buona dose di fortuna azzecca Lucio e Sneijder a costo di discount. Comunque, il campionato 2007/08 viene vinto in carrozza, con diverse giornate di anticipo, anche se permane il problema della ricerca di un buon piazzamento di Champions, (si esce ancora agli ottavi contro il Liverpool), intanto ne sorge uno nuovo: Ibrahimovic, spremuto fino alla fine del mister, segnala un certo disagio nei confronti della squadra e dei tifosi, e fa capire con gesti inequivocabili che vorrebbe finire la sua avventura all’Inter. Detto fatto il suo procuratore, l’ex pizzaiolo Mino Raiola, si attiva e gli scalda un posto nel dream team del Barcellona.

Lo scambio si farà nelle ultime ore del calciomercato: Ibra, con sua immensa gioia, verrà ceduto alla squadra catalana per un valore di 80 milioni di euro; circa 50 in contanti più un attaccante che nelle fila della formazione guidata da Pep Guardiola (fresca regina d’Europa) stava stretto: il camerunense Samuel Eto’o. Ma l’affare, chi lo fa? Ve lo racconteremo nella prossima puntata, quella che celebrerà l’anno del “triplete”.