Allarme “credit crunch”: leggere il Sole 24 ore e scoprire che i conti non tornano

Il giornale di Confindustria lancia l’allarme credit crunch per promuovere la nuova sezione del quotidiano «Imprese & territori», facendo leva su un lavoro preparato dal Centro Europa Ricerche (Cer). Ma i responsabili dichiarano a tempi.it: «Il lavoro fatto non è una previsione, nelle “vere” previsioni del nostro centro non c’è traccia di credit crunch».

Una ventata di ossigeno per il made in Italy l’ha portata il presidente della Fondazione Edison, Marco Fortis, nelle pagine del Sole 24 ore. L’economista mostra i risultati di una ricerca svolta dall’Osservatorio congiunto tra Edison e Gea (società di consulenza) dove il «made in Italy» è protagonista per almeno mille prodotti nel mercato internazionale, dall’arredamento al packaging, dai vini all’industria cartotecnica. I dati forniti da Fortis sono riferiti in parte al 2011, mentre la ricerca da cui prende spunto il presidente di Edison si applica ai dati del 2009: un periodo non particolarmente florido. Se da una parte si leggono notizie positive sull’export, dall’altra il giornale di Confindustria lancia l’allarme credit crunch per promuovere la nuova sezione del quotidiano «Imprese & territori», facendo leva su un lavoro preparato dal Centro Europa Ricerche (Cer).

Contattati da tempi.it i responsabili del Cer hanno però puntualizzato che quanto scritto dal Sole 24 ore non rappresenta il lavoro da loro svolto. Spiega il capoeconomista Stefano Fantacone che «la nostra non è una previsione, ma una simulazione. Abbiamo voluto vedere che cosa accadrebbe se in Italia venissero a mancare 200 miliardi di euro in impieghi dal sistema bancario. Quanto abbiamo fatto è un esercizio, un caso teorico». Anche Antonio Forte, autore della simulazione del Cer, afferma che «il lavoro fatto non è una previsione, infatti nelle “vere” previsioni fatte dal nostro centro ricerche non vi è traccia di credit crunch. In questo caso abbiamo forzato il modello con dei dati eccessivi e oltretutto non abbiamo analizzato l’impatto che le immissioni di liquidità della Bce avranno nel sistema». Un altro fattore decisamente importante è che nello studio del Cer non sono considerati gli effetti che produrranno le aste della Bce, una già avvenuta a dicembre e l’altra fissata a fine febbraio.

Peccato che il Sole 24 ore leghi in modo improprio la simulazione del Cer ad un giudizio sul sistema bancario, reo di non distribuire nell’economia reale i capitali presi in prestito dalla Bce. Improprio perché raccoglie le dichiarazioni di un paio di imprenditori che, a causa d’assenza di garanzie, non hanno ricevuto finanziamenti dalle loro aziende di credito e uno addirittura rimprovera il fatto che «alla fine ha dovuto ricapitalizzare l’azienda». Il funding italiano, come ha ricordato il direttore generale di Unicredit Roberto Nicastro a Tempi (2/2012), è di 1.800 miliardi di Euro. I 116 miliardi prestati a dicembre dalla Bce rappresentano quasi il 6,5 per cento e hanno tamponato un terzo della liquidità mancante nel sistema. Va inoltre detto che le banche devono rendersi più solide dal punto di vista patrimoniale a causa delle richieste imposte dalla vigilanza europea; questo implica che devono utilizzare parte della liquidità prestata dalla Bce in operazioni tese a migliorare i propri indicatori. Non c’è quindi un allarme credit crunch, come titola il Sole 24 Ore, ma una crisi sistemica che ha contaminato il sistema economico e finanziario. Così i conti tornano.
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