Ad agosto tutti dopati e doping il campionato?

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Era un agosto torrido, quello del 1998, e il calcio riprendeva lentamente le sue abitudini, si arrotolava a un’estate pigra, a una stagione che non voleva cominciare, perché era l’anno del Mondiale e il football era durato troppo. C’era la solita, lieve, crisi di rigetto che si verifica ogni quattro anni. Quasi che avesse a cuore le sorti delle pagine sportive dei giornali, vuote come lettere d’amore non scritte, Zdenek Zeman, dettò da una panchina dolomitica la sua requisitoria anti-doping e anti-Juve. L’estate esplose e cominciò la caccia agli additivi illeciti e ai presunti dopati. Un uomo, un mito, Raffaele Guariniello, procuratore in Torino, cominciò la sua raccolta di figurine Panini, interrogando tutti i più importanti calciatori degli ultimi vent’anni, da Maradona a Ronaldo, da Platini a Zidane. Tre stagioni dopo, alle soglie di un’altra estate, di questi due moralizzatori si sono perse le tracce. Il mago boemo è stato licenziato dalla Roma, il procuratore ha completato il suo album e tace. I soliti bene informati sostengono che stia per far scattare una gigantesca retata. I male informati sperano che quella lunga processione di celebrità sia servita a qualcosa e non a smarcherare solo la creatina, finora l’unica imputata, tra l’altro a piede libero. La vicenda Zeman-doping ha messo fine alla carriera di Mario Pescante, costretto alle dimissioni da presidente del Coni e ha fatto chiudere il laboratorio dell’Acquacetosa. Adesso che è ricominciato il ciclismo la caccia si è spostata tra manubri e sgallettate miss-tappa. Insomma, il calcio si è divorato tutto, profeti, guardie e ladri. Lo diceva anche Marx, è il pallone il vero oppio dei popoli.

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