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Abusi, il cardinale Barbarin è innocente. Quanti in Francia si scuseranno?

luglio 13, 2017 Leone Grotti

Accusato di avere coperto abusi sessuali del clero nella sua diocesi, l’arcivescovo di Lione era stato vittima l’anno scorso di una «caccia violenta». Ora la magistratura ha archiviato tutto

Archbishop of Lyon Philippe Barbarin during Pope Francis' Jubilee audience with pilgrims from Lyon in Paul VI Hall, Vatican City, 06 July 2016. ANSA/ GIORGIO ONORATI

Un noto rivenditore di occhiali e lenti in Francia aveva usato senza alcun rispetto la sua immagine in Francia per denunciare che «non avevano visto niente». L’allora primo ministro Manuel Valls l’aveva attaccato con parole dure e senza ombra di garantismo, invitandolo a «parlare e agire, ad assumersi le sue responsabilità, a considerare le dimissioni, a comprendere il dolore. Non mi aspetto parole, ma fatti». In tutta la Francia era partita una «caccia violenta» al cardinale Philippe Barbarin, accusato di avere coperto abusi sessuali e molestie compiuti da tre preti della sua diocesi. L’inchiesta a carico dell’arcivescovo di Lione è stata archiviata nel dicembre del 2016 perché «non è stata riscontrata alcuna infrazione penale da parte dell’interessato», ma la notizia si è saputa solo ieri, diffusa dalla diocesi di Lione.

LE ACCUSE. Come spesso accade, ancora nessuno in Francia si è scusato per avere infangato prematuramente uno dei cardinali più stimati del clero francese e di tutta la Chiesa cattolica. Tempi.it ha già descritto nel dettaglio i tre casi per i quali l’arcivescovo era stato accusato di «mancata denuncia, messa in pericolo della vita altrui» e addirittura «istigazione al suicidio». L’inchiesta era stata aperta nel febbraio del 2016 e riguardava casi risalenti agli anni Novanta, quando ancora Barbarin non era arcivescovo di Lione.

FINALMENTE «VERITÀ E PACE». Nella nota, la diocesi si augura che «i media, che avevano ampiamente riportato le accuse del 2016, siano mossi dalla stessa preoccupazione» nell’informare che tutto è finito in nulla. Il cardinale, si legge ancora, «si rallegra che la magistratura abbia portato verità e pace dopo le polemiche appassionate e talvolta diffamatrici» dell’anno scorso. Inoltre, chiede che «siano rispettati i suoi diritti e le decisioni legali che lo riguardano».
Che sarebbe finita così si poteva intuire già l’anno scorso. Nel 2016, infatti, come ricordò lo stesso arcivescovo in una coraggiosa conferenza stampa, «la polizia sottolineò come io abbia agito tempestivamente nelle uniche due occasioni in 17 anni in cui sono stato messo a conoscenza di fatti di questo tipo (abusi, ndr) da persone che sono venute a parlare con me, nel 2007 e nel 2014». Parlando alla stampa disse che «mai, mai, mai ho coperto il minimo caso di pedofilia».

L’EPISODIO NON RACCONTATO. Ora anche la magistratura ha confermato le sue parole nero su bianco, ma i giornali francesi hanno scelto di non ribadire la sua innocenza con gli stessi titoli a caratteri cubitali con i quali avevano sbandierato la sua presunta colpevolezza. La posizione fortemente ideologica di molti media si poteva intuire già da un episodio: l’unica cosa che avevano deciso di non raccontare è la vicenda di una giornalista che, per provare a incastrarlo, era andata da lui sostenendo di essere stata vittima di un abuso. Secca la risposta del cardinale: «Sporga subito denuncia alle autorità».

Foto Ansa

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