Il Paese dei Normali

Il barbone che non vuole un letto al coperto

Di Fabio Cavallari
01 Novembre 2026
Anni prima ha dormito in carcere. Non racconta per cosa. Da quando è uscito non riesce più a dormire in una stanza con una porta chiusa
homeless sulle scale

Lo chiamano Bruno, anche se probabilmente non si chiama così. Dorme sotto una tettoia vicino alla stazione. Quando arriva il freddo i volontari gli propongono un letto. Lui dice di no. Ogni anno.

«Stanotte vai sotto zero».
«Metto due coperte».
«Dentro c’è caldo».
«Appunto».

Pensano sia orgoglio. Poi alcol. Poi malattia. Bruno lascia che pensino.

Un volontario giovane insiste. «Ma perché non vieni? Almeno per stanotte». Bruno lo guarda. «Quante persone ci sono?». «Una ventina». «E le porte?». «Cosa?». «Si chiudono?». «Certo».

Bruno scuote la testa.

Guarda quante stelle

Anni prima ha dormito in carcere. Non racconta per cosa. Da quando è uscito non riesce più a dormire in una stanza con una porta chiusa. Può avere freddo, fame, svegliarsi con la schiena rotta dal cemento. Ma deve vedere il cielo.

Il volontario smette di convincerlo e gli porta un sacco a pelo più pesante. Una notte di gennaio passa a controllare. Bruno è sveglio. «Hai freddo?». «Sì». «Vuoi venire dentro?». «No».
Restano qualche minuto in silenzio. Poi Bruno indica il cielo.
«Guarda quante stelle».
Il volontario alza la testa.
«In carcere non ne vedevo nemmeno una».
Quella notte capisce che un letto non è sempre un rifugio. A volte anche una porta chiusa può fare freddo.

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