Risorgeremo. Due giorni con Luigi Amicone a Recanati

Di Giuseppe Luppino
20 Ottobre 2026
Cinque anni senza il fondatore di Tempi. Io lo voglio ricordare con due giorni trascorsi insieme in provincia. Gli ultimi
Luigi Amicone Caorle
Luigi Amicone

Sono passati cinque anni dalla morte di Luigi Amicone – il 19 ottobre 2021 – e su Tempi.it è giusto che fioriscano i ricordi di un grande giornalista. Fondatore di Tempi, firma storica del Sabato, anarcoresurrezionalista come amava definirsi; l’uomo che ha raccontato Belfast e Beirut, Havel e Wałęsa, la caduta dei muri e le periferie americane, senza mai perdere la fede che la realtà, alla fine, è positiva.

Io lo voglio ricordare qui, a Recanati, dove è stato due settimane prima di lasciarci.

2 e 3 ottobre 2021. È venuto con Annalena, sua moglie.

Il 2 era il compleanno di Annalena. Lo abbiamo festeggiato a cena, non a casa, ma in un ristorante di qui – con mia moglie – dove per la festa della Madonna della Vittoria si fanno gli gnocchi con la papera. È la tradizione recanatese per ricordare la Battaglia di Lepanto. A lui quella cosa della tradizione popolare, della fede che diventa piatto, gli piaceva da impazzire.

La sera stessa ha tenuto la sua conferenza nella chiesa di Sant’Agostino, sulla libertà, invitato dal parroco don Roberto per gli eventi legati alla festa della Madonna del Rosario e della Vittoria. Parlò come solo lui sapeva: libero, senza schemi, con quell’ironia che era giudizio; senza appunti ideologici, con storie, battute, affondi improvvisi che ti spiazzavano.

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Finita la conferenza, andando verso piazza Giacomo Leopardi, si è fermato. Si è ricordato del bar dove era stato con don Giussani, prima della conferenza su Leopardi che lo stesso don Gius aveva tenuto nell’Aula Magna del Comune il 29 settembre 1982. Quarant’anni prima, quasi esatti. La memoria di Gigi era così: un cerchio che si chiudeva.

Mentre camminavamo per il corso di Recanati, gli raccontavo delle fatiche di questi anni, delle difficoltà legate all’esperienza del Movimento. Lui ascoltava, annuiva, con quei modi e quelle maniere che erano solo suoi, ironiche e paterne insieme.

Poi mi ha guardato e mi ha detto: “risorgeremo”.

Una parola sola. Detto da lui non era ottimismo. Era un giudizio. Era lavoro. Era fede: la certezza che il reale non tradisce, anche quando sembra crollare tutto. Non era una frase di circostanza. Era il suo metodo.

E mi ha poi invitato ad iscrivermi alle news dell’associazione Esserci. Eseguito.

Hanno dormito a Loreto, nei pressi della Santa Casa. La mattina del 3 ci siamo ritrovati per colazione nei paraggi di Casa Leopardi, e poi siamo saliti sul Colle dell’Infinito. Ho la foto di quel momento scattata da Annalena.

Poi siamo andati a casa mia. Gli ho fatto firmare la sua copia de Sulle tracce di Cristo, il suo libro più famoso. E io gli ho regalato il mio, L’eredità musicale di Giacomo Leopardi. Due libri che si scambiano, in una cucina.

A cinque anni da quel giorno, quella parola mi è rimasta addosso. Gigi sapeva scrivere e parlare così: una frase che ti rimetteva in piedi. Che ti toglieva dal lamento. La porto con me, e la custodisco gelosamente.

Ciao Gigi. Grazie. Siamo ancora al fronte.

Giuseppe, con Edvige


Tratto da EquiLIBRIsmi

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