C’erano americani, francesi, inglesi. E Magdalena Grono, rappresentante speciale dell’Unione per il Caucaso. Tutti nella foto di gruppo sotto l’“Arco della Vittoria” azero. Nessuno ha fatto domande su chiese demolite, gente cacciata di casa, prigionieri
I 150 diplomatici di 58 paesi ospitati l’11 e il 12 settembre scorso dal governo azero a Khankendi, già Stepanakert, capitale del Nagorno-Karabakh strappato agli armeni nel settembre 2023 (foto da Twitter)
Cari amici, sono passati tre anni dal settembre in cui centomila armeni caricarono sulle automobili quello che ci stava e percorsero l’unica strada. Tre anni sono il tempo che ci vuole perché il mondo decida che una cosa non è mai accaduta. Vi racconto come si fa.
L’11 e il 12 settembre centocinquanta diplomatici di cinquantotto paesi e nove organizzazioni internazionali sono stati portati in gita nell’Artsakh. Ventiduesimo tour dal 2020. Guida turistica: Hikmet Hajiyev, consigliere del presidente Ilham Aliyev e capo riconosciuto della sua macchina della propaganda. Stepanakert ora si chiama Khankendi, Shushi si chiama Shusha, e i visitatori si sono fatti fotografare davanti all’Arco della Vittoria, nel Parco della Vittoria, sorridendo. C’erano americani, francesi, inglesi. C’era Magdalena Grono, rappresentante speciale dell’Unione Europea per il Caucaso, che ha detto una cosa giusta: il patrimonio culturale è parte della pace. Poi l’hanno portata a Gandzasar, monastero armeno del Duec...
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