Lettere al direttore

Il centrodestra vuole vincere a Milano sì o no?

Di Emanuele Boffi
26 Settembre 2026
Se nemmeno i partiti della coalizione credono di poter conquistare Palazzo Marino, perché dovremmo votarli? E altre lettere a Tempi
Il presidente del consiglio Giorgia Meloni con Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, 26 maggio 2023
Il presidente del consiglio Giorgia Meloni con Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, 26 maggio 2023 (Foto Ansa)

Lo sanno tutti, a Milano l’unico candidato che può concorrere con qualsiasi avversario del centrosinistra per la carica di sindaco è Maurizio Lupi. Non che vincerà, ma che può concorrere! E cosa fa il centrodestra? Cerca in tutti i modi un candidato sicuramente perdente che però non modifichi le percentuali dei voti delle diverse componenti (Fi, Lega, Fdi, Nm). Meglio il perdente certo che il concorrente che porta via 1 o 2 punti alle liste dei partiti. Tutte persone rispettabili, tutte sicuramente perdenti e, ciò che è peggio, questa è una cosa che i capibastone sanno perfettamente. Ora, un solo pensiero: ma se non ci credete voi, perché dovremmo crederci noi vecchi e affezionati elettori del centrodestra? Se volete suicidare Milano per un pugno di voti, perché dovremmo votarvi ancora? Se il principio migliore è “provare a perdere”, vi aiutiamo anche noi non votandovi più.
Antonio Salvatore

Mi pare che il nostro lettore interpreti uno sgomento diffuso tra gli elettori di centrodestra di Milano, un po’ increduli di fronte a questo traccheggiare quando invece servirebbero determinazione e grinta. Ora, pare, che un nome sarà fatto e noi la pensiamo come Antonio: Lupi sarebbe il candidato migliore per la città.

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Bellissima la recensione di Carlo Simone su “Il secolo origine di ogni bene e di ogni male”.
Bruno Stuardi

Carlo Simone è un fuoriclasse.

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Cari amici, in vista delle forse prossime elezioni vorrei confermare una volta di più la mia stima per la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ricordando la sua dichiarazione a proposito del caso Roggero, il gioielliere di 72 anni condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo una rapina nel suo negozio. Le sue parole in proposito sono state le più (e forse le uniche) intelligenti e umane che ho letto. Ha detto infatti: «Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo? Ma siamo sicuri che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l’orologio o con il Codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi famigliari, per ben due volte? … Se si subisce un’aggressione, il nostro cervello e il nostro fisico entrano in modalità “combattimento”: esiste un’ampia letteratura al riguardo che spiega come l’adrenalina modifica tutti i sensi, il corpo, la percezione. Accade perfino ai professionisti che nella vita si occupano di sicurezza, figuriamoci in un comune cittadino». In più la presidente Meloni ha anche aggiunto un preciso commento sull’entità della pena comminata: «Non si possono dare otto anni a dei pedofili o meno di dieci anni per casi di stupro e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere». Come non essere totalmente d’accordo? Personalmente, considerate tante simili discutibili sentenze dei nostri tribunali, aggiungo solo la mia convinzione che se i giudici per poter cominciare la loro carriera dovessero prima farsi un anno di carcere, questo garantirebbe una più sicura equità della giustizia.
Guido Clericetti

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È stata annunciata la riapertura della stanza d’ascolto all’interno dell’ospedale piemontese. Su questo si erano fortemente impegnati il Movimento per la Vita del Piemonte ed il Centro di Aiuto alla Vita di Rivoli (Torino). La riapertura del servizio arriva dopo un lungo confronto politico e amministrativo. La precedente assegnazione era stata infatti oggetto di contestazioni e di un ricorso al Tar, che aveva sollevato questioni sulla procedura adottata. La nuova assegnazione, secondo la Regione, è stata definita attraverso un nuovo bando pubblico che avrebbe recepito le osservazioni emerse nella vicenda giudiziaria. Questa apertura si attua con il progetto regionale del Piemonte denominato “Vita Nascente”. Il progetto “Vita Nascente” della Regione Piemonte è una misura pubblica di sostegno alla maternità fragile, introdotta con la Legge regionale 6/2022, art. 19, e finanziata tramite bandi annuali rivolti agli enti socio‑assistenziali e alle associazioni di tutela materno‑infantile. È pensato per accompagnare le donne in gravidanza o neomamme che vivono difficoltà economiche, sociali o familiari, offrendo aiuti materiali, sostegno psicologico e percorsi di autonomia. In questi tre anni con “Vita Nascente” la Regione Piemonte ha sostenuto 1.226 nascite, ha accompagnato 775 donne in difficoltà economica, offrendo aiuti materiali, percorsi di sostegno alla genitorialità e orientamento ai servizi.
Giorgio Bianchi

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