Thiel, Trumpland e il “national conservatism”

Di Agostino Carrino
18 Settembre 2026
Il contributo di Agostino Carrino (Giurista e filosofo) per Lisander, il substack nato dalla collaborazione tra Tempi e Ibl, in reazione al saggio di Sergio Belardinelli su Peter Thiel
Peter Thiel seduto accanto a Donald Trump
Peter Thiel nel 2016 con Donald Trump, all’epoca al primo mandato da presidente degli Stati Uniti, New York (foto Ansa)

Negli ultimi tempi si è sviluppato un forte interesse per la figura di Peter Thiel, un imprenditore statunitense dell’intelligenza artificiale, di origine tedesca ma con cittadinanze plurime. Dubito che questo interesse dipenda dalla qualità intrinseca dei suoi scritti, compreso quello da poco tradotto in italiano, Il momento straussiano (Liberilibri 2026), risalente del resto a una ventina di anni fa.

Può essere che il clamore mediatico sia dipeso dal fatto che Thiel scrive con convinzione di “tempi ultimi”, della venuta dell’Anticristo e di come questa “venuta” possa essere “ritardata”, ma di profeti dell’Anticristo se ne trovano a carrettate a Hyde Park, a concionare su una cassetta della frutta contro la decadenza morale e la fine dei tempi.

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