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I finti amici che hanno deciso di fare a meno dell’Armenia

Di Renato Farina
23 Settembre 2026
Il compiacimento per una “pace” che dimentica l’Artsakh, la guerra giudiziaria contro il Catholicos, le chiese rase al suolo nell’indifferenza generale. Un popolo è stato abbandonato e fatico a credere che nessuno ne sappia nulla
Il segretario generale della Nato Mark Rutte osserva la stretta di mano fra il presidente francese Emmanuel Macron e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan ad Ankara, 8 luglio 2026 (foto Ansa)
Il segretario generale della Nato Mark Rutte osserva la stretta di mano fra il presidente francese Emmanuel Macron e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan ad Ankara, 8 luglio 2026 (foto Ansa)

Cari amici, un turista ha dimenticato sulla riva del lago di Sevan una rivista italiana di geopolitica. Si chiama Limes. Duecentosessantotto pagine, titolo: «Gli stretti indispensabili». Conosco abbastanza l’italiano per capire da solo: indispensabile è ciò di cui non si può fare a meno. Bosforo, Suez, Hormuz, Malacca. Ho sfogliato tutte le pagine cercando l’Armenia. Non c’è. Dunque è ufficiale, messo per iscritto dai dotti: di noi si può fare a meno. Del nostro cuore cristiano, delle nostre croci di pietra, perfino delle trote del mio lago. Siamo lo stretto dispensabile del mondo. Bene. Da questa posizione scomoda si vede benissimo. Vi racconto tre cose. I sorrisi di Erdogan e Macron (e Trump) La prima. Il Caucaso meridionale, dicono, è pacificato. Ricordate la Francia? Ricordate l’Europa intera, che nel 2020 e poi nel 2023, mentre l’Azerbaigian compiva l’opera conquistando l’Artsakh, sosteneva l’Armenia? A parole. Le parole non fermano i droni. La Russia poi, che per trattato avrebbe...

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