Tentar (un giudizio) non nuoce
Che cosa è la libertà?
La settimana scorsa da queste colonne mi domandavo: “Che cosa è la verità?”. Oggi vorrei completare quella riflessione domandando: “Che cosa è la libertà?”.
Come scrivevo al termine del mio articolo precedente, questa estate ho riscoperto la figura di sant’Agostino, che ritengo cruciale per rispondere a questa domanda. L’occasione mi è stata data dalla visita di papa Leone, il Papa agostiniano, al Meeting di Rimini, dalla bella mostra “Tardi ti ho amato” allestita dal Meeting per l’occasione; dalla lettura del bellissimo libro Vita avventurosa di sant’Agostino, biografia romanzata scritta da Luis de Wohl, grande autore del secolo scorso di avvincenti storie di santi scritte magnificamente; dall’acquisto del testo integrale delle Confessioni e della Città di Dio, che ho qui di fronte a me e che sono probabilmente le sue opere più famose e importanti, di straordinaria attualità benché scritte 1600 anni fa.
Il cuore inquieto di sant’Agostino
Tutta la vita di Agostino è stata spesa alla ricerca della verità, senza sconti né imposture. Una ricerca veicolata dalla libertà: libertà piena, mossa solo dalla propria coscienza e dal proprio desiderio del vero, senza pagare pegno ad ogni convenienza umana e sociale così come ad ogni moralismo. Agostino è un uomo affascinante proprio perché porta all’ennesima potenza il desiderio che è iscritto nel cuore di ogni uomo: chi non lo sente vicino nella libertà della sua giovinezza, nel desiderio di emergere e far carriera, di affermarsi per le sue qualità, persino di appagare la propria sensualità? Eppure, sopra tutto questo, emerge in lui il bisogno di trovare il vero: qualcosa che corrisponda realmente al desiderio più profondo del cuore.
«Oh, la divina inquietudine delle anime inappagate», scriveva Emmanuel Mounier. Questa frase, che ha segnato profondamente la mia giovinezza, fa eco a quella più famosa di Agostino:
«Hai fatto il nostro cuore inquieto finché non riposi in Te».
Chi può dirsi pienamente uomo senza sentire propria questa inquietudine del cuore? No, la libertà non agogna a una consolazione apparente, cerca qualcosa che spenga la sete del vero, di cui questa inquietudine è il più mirabile segno.
Il divorzio tra libertà e verità
Quante anime inquiete ci sono oggi. E quanti cadono nella trappola del tempo in cui viviamo: quella di separare libertà e verità. Suggerisco la lettura di uno straordinario articolo di don Alberto Frigerio – sacerdote, medico e docente di etica – sul Foglio del 28 luglio 2026 dal titolo “Il guaio dell’uomo moderno e il divorzio tra libertà e verità”. Egli scrive:
«La libertà, priva della verità, rimane senza riferimenti e viene asservita a interessi e voglie individuali. In questa cornice, in cui l’agire umano risulta infondato e arbitrario, la coscienza smarrisce il carattere originario di testimone della verità e diviene opinione soggettiva insindacabile».
Che cosa è dunque la libertà? È puro libero arbitrio, cioè un potere senza limiti – voglio, quindi posso, posso quindi faccio – senza neanche il vincolo di una coscienza umana intesa come riverbero della legge divina inscritta e percepita nella mente di ciascun uomo? Davvero, in un tempo in cui la scienza e la tecnologia consentono all’uomo visioni e azioni prometeiche che in passato non erano neppure immaginabili, possiamo accontentarci e soprattutto possiamo fidarci di questa idea di libertà? La possibilità di “fare quello che voglio” è il fondamento della libertà o piuttosto l’espressione della possibilità di ricercare il vero a cui tutti siamo chiamati?
Anche perché, come annota Frigerio, la libertà intesa come sentire, sperimentare, provare emotivamente rimane insoddisfatta e riduce il fare esperienza all’immediato, ma ne fa perdere il significato. In questo Agostino è un maestro: chi di noi non ha sperimentato l’insoddisfazione dopo aver avuto quello che la sua libertà desiderava? E questo non significa che occorre andare oltre, che serve dell’altro, qualcosa che realmente appaghi? Ma ciò che può appagare è solo la verità e Colui che è via, verità e vita.
Dentro un’appartenenza
Un’ultima annotazione: anche da un punto di vista puramente umano, l’esperienza insegna che la libertà piena non si sperimenta nell’assenza di vincoli, legami e condizioni – quella solipsistica del “sono libero quando finalmente posso fare quello che mi pare e piace” – ma, al contrario, e un po’ paradossalmente, noi sperimentiamo la libertà piena dentro un’appartenenza. Chiunque ami profondamente qualcuno o qualcosa sa quanto questo sia vero: l’unica condizione che permette di sentirsi davvero liberi è stare con l’amato. Persino chi si sia innamorato seriamente almeno una volta nella vita lo sa. Io non mi sono mai sentito così libero come nell’appartenenza alla donna che amo o nella relazione con i miei figli o i miei amici. È solo nella relazione con ciò che amo dunque che sperimento cosa significa essere libero. Ed è solo nella lealtà con la mia coscienza che lo posso riconoscere, distinguendo ciò che è amore vero da ciò che ne è solo un fatuo barlume.
Per questo le anime più grandi, come Agostino, non hanno mai smesso di cercare finché non hanno incontrato e conosciuto Dio attraverso suo Figlio Gesù Cristo. E solo questo le ha rese veramente libere, anche dentro il tempo e la storia che hanno vissuto – un vero cambiamento d’epoca, la fine dell’Impero romano dopo più di mille anni, un tempo tragico e pieno di stravolgimenti molto più del nostro. Per questo Agostino – morto mentre i vandali di Genserico assediavano Ippona – oggi ha ancora qualcosa di importante da dire a noi tutti e al nostro tempo.
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