Tentar (un giudizio) non nuoce
Che cosa è la verità?
Tutti noi abbiamo bisogno di verità. Purtroppo, viviamo in un mondo in cui conta l’apparenza, ma ciò di cui necessitiamo è la verità.
Non è una questione solo filosofica, ma pratica ed esistenziale: se cerco un ristorante per mangiare bene ho bisogno di sapere se le recensioni che leggo sono vere. Se devo curarmi è indispensabile essere certo che quel medico che mi consigliano sia davvero bravo. Se devo raggiungere un certo posto mi occorrono indicazioni corrette e vere, che non mi mandino fuori strada. Eppure questa evidenza elementare è troppe volte dimenticata. Ad esempio, quando ascoltiamo qualcuno parlare partiamo da quello che dice o da ciò che appare, da ciò che l’oratore rappresenta? Così, se chi parla è un ministro, una celebrità, un campione dello sport, persino un vescovo, gli diamo la nostra massima attenzione e reverenza a prescindere, anche se quello che dice non è poi così significativo; e viceversa se chi parla è una persona umile, che consideriamo inferiore a noi, non gli diamo ascolto neppure quando dalla sua bocca escono parole di verità e perle di saggezza?
Verità è una parola che abbiamo nascosto nel nostro vocabolario; sembra una parola presuntuosa, persino arrogante, eppure senza verità non è possibile vivere.
La preferenza è una cosa seria.
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Vivere con delle certezze
In questa epoca di relativismo assoluto, il mondo intorno a noi ci vuole far credere che si possa vivere senza certezze. Che non esista il vero e il falso, ma solo l’opinabile; e che qualunque opinione abbia la stessa dignità perché ciò che conta è il sentimento, ovvero come mi sento io in questo momento, non come oggettivamente è. Ma se anche mi venisse voglia di volare – il che è del tutto umano e comprensibile, a me viene spesso un gran desiderio di volare, soprattutto quando sono in montagna e vedo questi picchi meravigliosi e irraggiungibili, se non dopo grandi fatiche, a cui invece vorrei accedere in un istante, volando con un balzo – è oggettivo, è vero che io da solo non ne ho la facoltà, così che se mi buttassi nel vuoto pensando di volare mi schianterei al suolo. È una certezza, e una certezza ha bisogno di verità.
Eppure senza certezze non si può vivere.
Come posso entrare in una casa, mangiare o dormire sotto un tetto senza essere certo che non mi cadrà sulla testa? Come posso accettare che calino le tenebre della notte senza essere certo che domattina tornerà la luce? Come posso bere un bicchiere di acqua senza essere certo che mi farà bene e mi toglierà la sete? Come posso fidarmi di una persona senza essere certo che mi vuol bene?
Conosco l’obiezione: a volte l’esperienza mette in evidenza che ciò che ritenevamo vero in realtà non lo era: ci siamo fidati di un amico e poi ci siamo accorti che ci ha tradito. Abbiamo pensato che una certa esperienza fosse buona per la nostra vita e invece non lo era, ecc. Ma non è forse questo il tributo più grande che la realtà paga alla verità? Non è proprio il fatto che persino ciò che è falso e menzognero deve almeno sembrare verosimile, cioè deve in qualche modo “travestirsi” da vero, a confermare il nostro bisogno assoluto di verità?
Povertà di spirito
Già, ma “che cosa è la verità?”.
Mi ha sempre colpito che questa sia la frase che Ponzio Pilato rivolge a Gesù. Pilato sapeva bene che la verità in quel caso era quella di aver di fronte un uomo innocente che per convenienza politica stava condannando alla crocifissione. Si può sfuggire alla verità per tante ragioni: comodità, convenienza, paura, indolenza. Ma la verità resta nella sua oggettività.
San Tommaso definisce la verità come “adaequatio rei et intellectus”, cioè la corrispondenza tra l’intelletto e la cosa. È semplice: ognuno di noi è dotato di un radar per scoprire la verità e questo radar è fatto della nostra ragione e del nostro cuore. Se mi dici che la strada giusta per dove devo andare è quella lì e poi io non arrivo alla meta desiderata, la tua indicazione semplicemente non era vera. Vale per una indicazione stradale così come vale per la vita intera e per il suo significato.
Per questo è indispensabile cercare la verità con uno sguardo puro e un cuore libero. È quello che la Bibbia chiama “povertà di spirito”.
Solo i poveri in spirito possono comprendere la vera risposta: “quid est veritas? Est vir qui adest”. Così Sant’Agostino risponde alla domanda di Pilato: che cosa è la verità? È un uomo che viene, anzi che hai lì di fronte.
Auguro a ciascuno di noi di avere la povertà di spirito che ci occorre per rendere possibile l’accadere della verità nell’incontro con un uomo che viene, come per sant’Agostino, la cui umanità è un’altra grande riscoperta di quest’estate, grazie al Papa e al Meeting. Ma di questo magari parlerò in un prossimo articolo.
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