Alla fine anche i giornali più scettici hanno dovuto ammettere che «il più grande accordo petrolifero della storia», quello tra Caracas e Washington, non è poi così male. Anzi. Rassegna ragionata dal web
Il presidente americano Donald Trump (foto Ansa)
Certe volte la realtà ci mette 24 ore a smentire gli “esperti”: gli accordi americano-venezuelani che prevedono la concessione a una società privata controllata di fatto dal Pentagono di 17 giacimenti petroliferi che contengono riserve pari a 65 miliardi di barili di greggio sono certamente neocoloniali, ma sicuramente non danneggiano lo sviluppo dell’industria petrolifera del Venezuela e non scoraggiano gli investimenti da parte delle grandi compagnie internazionali: Eni, Repsol (Spagna), Chevron (Usa) e altri si sono tuffati sul piatto venezuelano proprio all’indomani dell’intesa che Donald Trump ha presentato come «il più grande accordo petrolifero della storia mondiale (che) raddoppierà le riserve americane di petrolio». Nonostante lo scetticismo degli analisti.
Ancora il 1° settembre sul Financial Times si poteva leggere:
«Donald Trump ha dichiarato che il suo piano per assumere il controllo di 65 miliardi di barili di petrolio venezuelano perseguiva molteplici obiettivi: increm...
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