L’incontro “impossibile” che ha aperto il Meeting (dove oggi arriva il Papa)

Di Piero Vietti
22 Agosto 2026
A Rimini si comincia con la storia di amicizia tra la sorella di padre Jacques Hamel e la madre di uno dei suoi assassini. Una testimonianza di perdono e speranza
Roseline Hamel, sorella di padre Jacques Hamel; Nassera Kermiche, madre di uno degli attentatori. Introduce Bernhard Scholz, presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS
Da sinistra, Nassera Kermiche, madre di uno degli assasini di padre Jacques Hamel, Roseline Hamel, sorella di padre Jacques Hamel, Bernhard Scholz, presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS (foto Flikr Meeting Rimini)

Il Meeting di Rimini che aspetta la visita di Papa Leone XIV ha scelto di aprire la sua settimana di convegni, mostre e spettacoli con un incontro “impossibile”: introdotte dal presidente della Fondazione Meeting Bernard Scholz, Roseline Hamel e Nassera Kermiche hanno raccontato la loro storia di dolore, abisso e perdono.

Roseline è la sorella di padre Jacques Hamel, ucciso il 26 luglio di dieci anni fa da due estremisti islamici sull’altare della sua parrocchia in Normandia, a Saint-Étienne du Rouvray, al termine della messa. Nassera è la madre di uno dei due assassini, Adel, diciannovenne radicalizzatosi in carcere dopo un tentativo di unirsi ai jihadisti in Siria finito male.

La scelta del Meeting di aprire con un incontro così

Una scelta “editoriale” chiara, quella del Meeting, che nell’edizione del 2025 aveva scelto di aprire con le testimonianza di tre “madri per la pace”, una musulmana di Betlemme che aveva perso il figlio nella seconda Intifada, una israeliana il cui figlio soldato è morto il 7 ottobre 2023, e suor Azezet Habtezghi Kidane. Un incontro “impossibile”, quello tra la sorella di un martire e la madre del suo carnefice, ma accaduto grazie a quel “Amor che move il sole e l’altre stelle” di cui parla il titolo del Meeting, ha detto Scholz.

Un incontro – e un’amicizia che dura, quella tra Roseline e Nassera – nato da una domanda che la sorella di padre Hamel si è fatta al termine di lunghi mesi passati a pregare e disperarsi dopo la morte di Jacques: «Chi può soffrire più di me?». Arrivata con figli e nipoti al seguito il 25 luglio a Saint-Étienne du Rouvray, Roseline avrebbe dovuto passare con il fratello alcuni giorni nella sua parrocchia, poi tutti insieme sarebbero partiti per le vacanze.

Il suo racconto delle ore che precedettero l’attentato terroristico è denso di particolari apparentemente banali ma che letti alla luce della tragedia assumono una definitività profondissima. Come quel «sono felice di essere a tavola con voi» detto da padre Jacques, che normalmente non si lasciava mai andare a espressioni di gioia così dirette. O la scelta di Roseline di non alzarsi a fare colazione con lui mentre si preparava per andare a dire messa.

«Chi può soffrire più di me?»

Sul palco del Meeting le due donne hanno raccontato le ore dell’attentato vissute da due punti diametralmente opposti ma accomunati dalla stessa attesa e dalla stessa paura. Una telefonata della polizia che chiede se è vero che c’è un attacco terroristico nella chiesa di Jacques è il primo colpo che si abbatte su Roseline: prima crede sia uno scherzo, poi vede la strada riempirsi di militari e teste di cuoio e capisce. Aspetta di sapere cosa sia successo al fratello, e quando finalmente qualcuno ha il coraggio di dirglielo urla così forte da svenire, lacerarsi il diaframma e avere una eviscerazione polmonare. «Sembrava di essere in un film, ma senza lieto fine, stavo vivendo una tragedia inimmaginabile».

«Chi può soffrire più di me?», si chiederà alcuni mesi dopo. La risposta è la storia di Nassera, che ieri ha raccontato sul palco del Meeting parlando col volto seminascosto per ragioni di sicurezza, e che in quelle stesse ore aspetta il ritorno a casa di suo figlio Abel, di cui ha visto la radicalizzazione, segnanlandola anche più volte alle autorità, ma che non crede capace di fare quello che i telegiornali stanno raccontando. Quando la sera, dopo ore di perquisizione in casa, in commissariato le dicono che suo figlio ha compiuto un attentato, ucciso padre Hamel ed è morto cercando di fuggire dalla polizia, le crolla il cielo addosso.

L’incontro impossibile tra Roseline Hamel e Nassera Kermiche

L’incontro impossibile tra Roseline e Nassera è raccontato nel libro di Samuel Lieven, Sorelle di dolore (Ares-Lev), è la storia di un lungo dialogo che la sorella del sacerdote francese fa con Dio lungo mesi terribili e dolorosi, fino alla decisione di incontrare la sola persona che soffriva più di lei: «Continuavo a pensare alla madre dell’assassino di mio fratello», ha detto al Meeting, «Ho immaginato la sua sofferenza, il suo senso di colpa, il disprezzo subìto. Dovevo incontrarla». Prima si sentono al telefono, e come ha detto Nassera a Tracce, «ero agitata e piena di ammirazione. Quanto coraggio doveva avere quella donna. E quanta fede. Volevo che ci perdonasse entrambi. Era il mio chiodo fisso. Ma Roseline mi ha detto: “Non sono qui per perdonarla. Non è colpa sua”. Una boccata d’aria. Al momento di riattaccare, il dolore era ancora tutto lì, ma la prospettiva era cambiata».

Le telefonate si fanno sempre più frequenti, fino all’incontro di persona, e alla nascita di un’amicizia. Nassera visita la casa di padre Jacques, poi insieme, nel 2018, vanno sulla tomba del figlio morto, il cui luogo è tenuto nascosto dalle autorità. Roseline lascia questo messaggio: «Adel, l’anima di mio fratello mi conduce fino a te. È una testimonianza del suo perdono. Uno spirito malefico ti ha rubato l’anima. Imploro padre Hamel e il Dio di Amore perché riconoscano in te l’anima di un figlio sensibile e amorevole». Parlandone durante l’incontro Roseline ha detto che quando aveva scritto quelle parole erano passati appena due anni dall’assassinio. «Mio fratello mi ha dato quelle parole. Erano le parole che ero abituata a sentire da mio fratello da quando ero piccola. È il primo frutto del martirio di padre Hamel».  

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