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Su quel ramo del lago è arrivata un’onda gialla: l’impresa di Filippo Boscagli

Di Emanuele Boffi
16 Agosto 2026
Mamme, papà, palloncini e passeggini. Un fenomeno spontaneo e popolare ha dato al candidato di Fratelli d'Italia la spinta per conquistare Lecco
Filippo Boscagli, sindaco di Lecco

A poche settimane dalla vittoria al ballottaggio, Filippo Boscagli ci riceve nel suo ufficio al primo piano di Palazzo Bovara, sede del Comune di Lecco. Fuori piazza Diaz è immobile sotto il sole di luglio, dentro il nuovo sindaco sembra già proiettato più avanti. I convenevoli durano il tempo di una stretta di mano.

«Abbiamo un sacco di lavoro da fare», dice quasi subito. «Forse chi c’era prima di noi pensava di tornare e completare quello che aveva lasciato a metà. E invece». Già, invece. Invece è successo che un uomo di 46 anni, dato da molti come sfavorito, ha ribaltato i pronostici e riportato il centrodestra alla guida della città. Dal 2010 Lecco era amministrata dal centrosinistra e il sindaco uscente, Mauro Gattinoni, sembrava partire con il vento in poppa. Poi è arrivato Boscagli.

«Siamo qui pro tempore»

«Io faccio politica da sempre», racconta. E non è una formula di circostanza. Lo zio Giulio fu sindaco di Lecco negli anni Ottanta e poi assessore nelle giunte di Roberto Formigoni. «Già all’università mi occupavo di politica. Poi, nel 2006, a ventisei anni, sono stato eletto consigliere comunale. Per sedici anni sono rimasto all’opposizione, costruendo con i colleghi un rapporto di fiducia e collaborazione. Oggi, nella nuova giunta, otto assessori su dieci vengono da quell’esperienza».

Il suo è un profilo che affonda le radici nel cattolicesimo popolare lombardo. «Sono figlio di una tradizione molto lecchese», spiega. «La tradizione delle opere, dell’impegno sociale, della cooperazione, dell’educazione. È questa la forza che ha sempre caratterizzato la nostra città». Rivendica senza esitazioni anche la propria appartenenza politica. «Sono un uomo di partito e rappresento l’anima cattolica, popolare e moderata di Fratelli d’Italia. Con il passare degli anni è diventato evidente che una parte sempre più ampia dell’elettorato vede in Fdi il luogo più credibile dove essere rappresentata». Il dato politico non è secondario. Boscagli è uno dei pochi sindaci di Fratelli d’Italia alla guida di un capoluogo di provincia e il primo in Lombardia.

Un’onda gialla di amici e famiglie

La campagna elettorale, racconta, è stata soprattutto una lunga maratona di ascolto. «Ho girato come un matto», dice sorridendo, ricordando anche i chili persi durante quei mesi. «Ho fatto più di trecento incontri con cittadini, associazioni e categorie economiche. La parola chiave era una sola: ascoltare. Credo sia il primo passo per costruire un rapporto autentico con una comunità». Poi è successo qualcosa che nessun consulente avrebbe saputo pianificare. Un gruppo di famiglie, precisa lui, «i figli piccoli di alcuni amici», ha iniziato a organizzare passeggiate per la città con magliette gialle e palloncini. Nel giro di pochi giorni quelle uscite si sono trasformate in un piccolo caso cittadino. «È nata spontaneamente, senza che nessuno la dirigesse. Un serpentone di mamme, papà e bambini nei passeggini che attraversava Lecco raccontando chi ero e quale idea di città proponevo». Qualcuno l’ha ribattezzata “l’onda gialla”. Il nome è rimasto.

Adesso, archiviata la campagna elettorale, arriva la parte più difficile: governare. Le priorità, secondo il sindaco, sono chiare. «I temi che i cittadini sentono di più sono sicurezza, viabilità, infrastrutture ed educazione. Sono questioni che incidono direttamente sulla qualità della vita e sulla competitività del nostro territorio. Da qui dobbiamo partire». Più ancora delle opere, però, Boscagli insiste sul metodo. Lo aveva detto nel suo primo intervento in consiglio comunale dopo il giuramento e lo ripete oggi. «Ho ricordato a tutti una cosa molto semplice: siamo qui pro tempore. Cinque anni, forse dieci, poi arriveranno altri. Chi fa il sindaco, chi l’assessore, chi il consigliere, poco importa. Le istituzioni non appartengono a chi le amministra. Noi le serviamo. Ed è questo lo spirito con cui voglio lavorare».

L’educatore di strada

Se c’è un tema sul quale Boscagli torna più volte durante la conversazione è quello dell’educazione. Non lo considera un capitolo tra gli altri, ma il presupposto di tutti gli altri. «Viviamo in un’epoca in cui l’educazione dei giovani è diventata una vera emergenza», dice. «E non è un problema che possa essere delegato soltanto alla scuola. Riguarda le istituzioni, le famiglie, il mondo dell’associazionismo. Riguarda tutti».

È anche da qui, sostiene, che passa il tema della sicurezza. «Lecco, come ormai molte città di medie dimensioni, ha i suoi problemi. E sempre più spesso a creare disordine sono gruppi di adolescenti». La risposta, almeno nelle intenzioni del nuovo sindaco, non può essere soltanto repressiva. «Vorremmo introdurre la figura dell’educatore di strada: una persona capace di intercettare questi ragazzi, costruire un rapporto con loro e accompagnarli verso le tante realtà sportive, educative, religiose e associative che il nostro territorio già offre. Prima ancora che un problema di ordine pubblico, questo è un problema educativo».

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Quando si parla di giovani, inevitabilmente si finisce a parlare anche di lavoro. Lecco resta uno dei distretti manifatturieri più solidi del Nord, ma anche qui le imprese fanno i conti con una contraddizione ormai nota: il lavoro c’è, i lavoratori spesso no. «Abbiamo una tradizione industriale importantissima», osserva Boscagli. «Eppure molti imprenditori non riescono a trovare personale qualificato. Per questo dobbiamo investire nella formazione: per rispondere ai bisogni delle aziende, certo, ma anche per dare ai ragazzi gli strumenti per costruirsi un futuro».

L’altro nodo è quello della casa. Un problema che fino a qualche anno fa sembrava riguardare soprattutto Milano e che oggi si è spostato lungo tutto l’asse del lago. «Lecco non è molto diversa dal capoluogo», osserva il sindaco. «I prezzi sono aumentati e acquistare o affittare un’abitazione è diventato sempre più difficile. È un tema complesso, che si intreccia con il turismo. Il turismo per Lecco rappresenta una risorsa e va valorizzato, ma non può crescere a scapito di chi qui vive tutto l’anno. La sfida sarà trovare un equilibrio tra queste esigenze».

Dare a tutti una possibilità

Gli chiediamo di immaginarsi tra cinque o dieci anni. Se dovesse voltarsi indietro, quale sarebbe il risultato che gli darebbe la sensazione di aver svolto bene il proprio lavoro? «Vorrei che Lecco tornasse a essere una città nella quale una persona possa immaginare il proprio futuro. Un luogo dove i giovani possano studiare, trovare lavoro, mettere su famiglia e scegliere di restare. Se tra qualche anno avremo restituito questa possibilità a una parte della nostra comunità, allora vorrà dire che avremo fatto qualcosa di buono».

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Una versione di questo articolo è pubblicata nel numero di agosto 2026 di Tempi. Il contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.

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