Seguire il protagonista de “Il pastore d’Islanda” nella sua avventura gelida e solitaria e scoprire che ogni essere, uomo o cosa, «ha un servizio da rendere»
«L’Avvento! […] Negli anni quella parola era arrivata a racchiudere tutta la sua vita. Perché cos’era la sua vita, la vita degli uomini sulla terra, se non un servizio imperfetto che tuttavia è sostenuto dall’attesa, dalla speranza. dalla preparazione?».
Benedikt, il protagonista di questo Il pastore d’Islanda (prima edizione nel 1936, ripubblicato da Iperborea in quindicesima edizione nel novembre 2025), in Avvento parte con un cane e un montone e gira monti inospitali battuti da tempeste di neve per cercare e ricondurre a valle entro Natale le pecore, non sue, che si erano smarrite sui pascoli alti alla fine dell’autunno. Attraversa lande deserte, s’inerpica su pendii faticosi consumando tempo e provviste e consumandosi a sua volta. Chi legge sente il freddo che lui stesso sentiva ed entra nei suoi occhi, «assorbendo quello che vedeva». E prova anche lui «quella specie di vuoto nel petto, una nostalgia che non si lasciava fissare né chiarire». Perché, se è vero che «è così bello cam...
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