“Un semplice incidente” per scoprire l’umano che c’è dietro le barricate in Iran
Che cosa c’è di umano e di concreto, dentro le grida di libertà e l’implacabile reazione del regime che si scontrano in questi giorni in Iran? Chi e che cosa vive e soffre e ama davvero, dietro gli slogan e oltre le barricate che abbiamo imparato a conoscere attraverso i punti di vista inevitabilmente “appiattiti” di giornali e tv? Non c’è modo migliore per provare a capirlo che ritrovarci giovedì 29 gennaio al multisala Le Giraffe di Paderno Dugnano (Mi) alle 21 per vedere insieme Un semplice incidente di Jafar Panahi. È questo infatti il titolo proposto nell’ambito della rassegna di Simone Fortunato “Appuntamento al buio”, per una serata speciale in collaborazione con Tempi. Parteciperà alla proiezione e al dibattito finale il nostro Rodolfo Casadei. I biglietti sono già prenotabili online a questo link a soli 5 euro.
Di cosa parla “Un semplice incidente”
Vincitore della Palma d’oro all’ultimo festival di Cannes, girato con impressionante maestria da un regista più volte arrestato e tuttora perseguitato dal regime degli ayatollah e perciò costretto da anni a lavorare in una condizione vicina alla clandestinità, Un semplice incidente racconta la vicenda, in bilico tra il teatro dell’assurdo e la tragedia più cupa, di un gruppo male assortito di dissidenti iraniani che si trovano “per caso” tra le mani, legato e indifeso, quello che sospettano essere stato il loro efferato carceriere e aguzzino.

Nessuno di loro può avere la certezza che l’uomo sia proprio quello che pensano (anche loro, come lui, in carcere erano bendati); ciascuno di loro tuttavia, in una ironica, drammatica inversione di ruoli, sarà chiamato a decidere che cosa fare di quel tizio che si proclama innocente. Proprio come innocenti si proclamavano loro tra le grinfie di quel persecutore che non aveva mostrato alcuna pietà. Con una complicazione in più: durante il sequestro e questa sorta di sommario processo i protagonisti scopriranno che il “cattivo” ha alle spalle una ignara famiglia, una figlia bimbetta e una moglie in procinto di partorire.
Cinema e poesia
Come scrive Fortunato nel numero di Tempi di febbraio (in uscita la prossima settimana), Panahi ha messo in scena un thriller sulla vendetta per raccontare in realtà «una storia di speranza, per quanto esile». Un semplice incidente infatti sembra voler suggerire che la voce dell’uomo continua a parlare nonostante tutti i tentativi di soffocarla da parte del potere di questo mondo. E che si può ricostruire solo scommettendo su questo irriducibile umano che c’è nell’uomo, non obbedendo all’odio né tanto meno all’ideologia, che finisce per essere violenta anche quando è “buona”.

La proiezione del film sarà introdotta da un breve reading poetico con accompagnamento di musica dal vivo a cura delle giovani voci italiane e iraniane del Collettivo “Pazzeska Poesia!”. Perché cinema e poesia sono due mondi incredibilmente intrecciati, in uno dei paesi più tormentati del mondo, culla paradossalmente di uno dei movimenti artistici più interessanti in assoluto. Lo dimostra, per esempio, la straordinaria creatività di Abbas Kiarostami, altro grande figlio dell’Iran, regista e poeta insieme, maestro di Panahi. Sono suoi alcuni dei versi che saranno recitati giovedì 29 gennaio alle Giraffe.
Al termine della serata i partecipanti potranno dare il loro voto a Un semplice incidente in vista della classifica finale stagionale di “Appuntamento al buio”.

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