Lo zio Josh e la crisi del cinema italiano
Sapendo forse leggere e scrivere, ma di certo non sapendo far di conto, parteciperò al dibattito mettendomi per gioco nei panni dello zio Josh. Chi è lo zio Josh? È un personaggio ricorrente dei cosiddetti rube films di inizio Novecento, i primi a mettere in scena il rapporto tra il cinema e il suo spettatore. In breve, Uncle Josh è il campagnolo che arriva in città e incontra per la prima volta la stravaganza moderna del cinematografo. Non sa bene come comportarsi (del resto non esisteva ancora una liturgia codificata dello stare al cinema) e ovviamente se la fa sotto quando vede arrivare dallo schermo un treno in corsa – una strizzata d’occhio alla celebre leggenda metropolitana storiografica che ancora capita di trovare, incredibilmente, nelle prime pagine di certi manuali di cinema. Attenzione: lo zio Josh, nel mio ragionamento, non è lo spettatore bifolco ma semplicemente lo spettatore naïf, insomma il pubblico pagante, che sia sofisticato o meno nei gusti estetici. Quello che non ha idea di come si producano i film né di come si finanzino, perché gli interessa solo una cosa: vedere qualcosa che valga il prezzo del biglietto.
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