Non c’è solo la Pma. Studiosi a convegno sulla fertilità naturale
Si è tenuto a Padova lo scorso 12 settembre il primo Congresso Internazionale dedicato al ripristino della fertilità naturale (“Restoring Natural Fertility: old challenges and new perspectives”), che ha riunito oltre 250 partecipanti provenienti da tutto il mondo, tra cui Italia, Spagna, Polonia, Albania, Argentina, Perù, Stati Uniti, Camerun, Canada, Croazia e Paesi Bassi.
L’incontro è stato aperto dal Prof. Alberto Ferlin, Ordinario di Endocrinologia dell’Università di Padova e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Andrologia e Medicina della Riproduzione, dal Dott. Giuseppe Grande, endocrinologo e andrologo presso la stessa Unità Operativa, dalla Prof. Elena Postigo Solana, Presidente della Cattedra Internazionale di Bioetica Jérôme Lejeune, e da Miguel Gabián, Presidente della Clinica Fertilitas in Spagna.
Il convegno ha coinvolto principalmente medici specializzati in medicina della riproduzione, andrologi, urologi, ginecologi, endocrinologi e altri professionisti, tutti accomunati dalla volontà di approfondire e soprattutto di offrire una nuova prospettiva al tema del trattamento dell’infertilità.
Dopo quasi 50 anni di procreazione medicalmente assistita (Pma), nella pratica clinica si ha spesso la sensazione che la medicina della riproduzione abbia abdicato a favore delle tecniche di procreazione assistita. Il convegno ha sottolineato invece la centralità della medicina riproduttiva, chiamata a essere medicina, cioè a diagnosticare e, quando possibile, a curare, sottolineando che l’obiettivo primario della medicina riproduttiva è – quando possibile – ripristinare la fertilità naturale.
L’infertilità, inoltre, deve essere riconosciuta innanzitutto come una questione di salute, per cui un attento momento diagnostico dell’infertilità può rappresentare anche un importante momento di prevenzione, diagnosi e cura di condizioni importanti per la salute del paziente, che non possono essere valutate laddove vi sia un invio immediato a tecniche di Pma.
Il convegno ha riunito relatori esperti provenienti da vari Paesi nel campo della infertilità ed è stato organizzato dall’Unità di Andrologia e Medicina della Riproduzione del Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova in collaborazione con Fertilitas, la clinica leader di NaProTecnologia in Spagna e con la Cattedra Internazionale di Bioetica Jérôme Lejeune, referente internazionale con sede in Spagna ma attivo in tutto il mondo, dedicato alla formazione, alla ricerca e alla pubblicazione in materia di Bioetica e alla difesa della vita umana, seguendo il cammino tracciato dal Professor Jérôme Lejeune, genetista scopritore della Trisomia 21.
L’idea del convegno è nata a seguito del successo del corso internazionale di Alta Formazione conclusosi lo scorso giugno dal titolo “Medicina Riparativa per la Salute Riproduttiva Maschile”, che ha formato diversi Medici provenienti da vari Paesi sulla diagnosi e il trattamento del fattore maschile di infertilità, con l’obiettivo di ripristinare la fertilità naturale.
Il Convegno ha affrontato in modo approfondito sia le problematiche collegate con il fattore maschile che con il fattore femminile di infertilità, focalizzandosi così complessivamente sull’infertilità di coppia, una condizione clinica diffusa e di rilevante impatto sulla popolazione. Si tratta dell’assenza di concepimento dopo almeno 12 mesi di rapporti sessuali non protetti e mirati alla gravidanza. Circa il 10% delle coppie nel mondo è infertile, e il 56% di esse cerca assistenza medica. Un fattore maschile contribuisce o è responsabile da solo di infertilità in circa il 60% dei casi, pur essendo ancora oggi il fattore maschile troppo spesso sottodiagnosticato e non considerato. Troppo spesso ancora oggi, ad esempio, nelle coppie infertili la diagnosi di “infertilità idiopatica”, cioè senza causa, viene posta senza eseguire un completo percorso diagnostico e spesso queste coppie sono indirizzate direttamente alla PMA nella pratica clinica. È stato dimostrato che circa il 15% delle coppie si sottopone a PMA senza alcuna valutazione andrologica preventiva nella pratica clinica reale.
Questa tendenza è stata confermata negli ultimi anni. Tuttavia, negli ultimi due decenni sono emersi dati nuovi riguardo l’eccessivo impiego della PMA, per l’assenza di evidenze di efficacia in alcune popolazioni (come nell’infertilità inspiegata), per i potenziali rischi a breve e lungo termine per i figli nati e per considerazioni di tipo economico.
Molto spesso, inoltre, le dinamiche psicologiche svolgono un ruolo importante nelle coppie con infertilità, e anche di questo si è parlato nel corso del convegno, con una relazione sul tema del supporto psicologico alle coppie infertili, troppo spesso interpretato come supporto psicologico alla PMA.
La PMA pone inoltre problemi etici da rispettare e considerare, compresa la produzione in vitro di embrioni umani, la percentuale di embrioni persi durante la tecnica (circa il 90%), e questioni legate alla dignità della procreazione umana. Tali problematiche devono essere considerate nel processo di lavoro con le coppie, come affermato anche dalle linee guida della Legge italiana n. 40/04, che stabilisce che il percorso di infertilità deve essere condotto “nel rispetto dei principi etici della coppia stessa”.
La presenza di oltre 250 partecipanti ha confermato l’interesse per un tema antico eppure moderno, quale il ripristino della fertilità naturale, che, come uno studio multicentrico coordinato dall’Università di Padova, recentemente pubblicato, e presentato nel corso del convegno, ha dimostrato, è possibile in oltre il 40% delle coppie, inclusi pazienti con precedente insuccesso della PMA.
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