Dal 6 al 9 giugno 2024 si svolgeranno in tutti paesi aderenti all’Unione le elezioni europee; si tratta di un appuntamento quanto mai importante. Infatti, per la prima volta dalla sua fondazione l’Unione Europea è lambita da un conflitto, che si svolge vicino ai suoi confini e che rischia di debordare. Mai come oggi il principale ideale dei fondatori (De Gasperi, Schuman e Adenauer), «mai più la guerra», è messo in serio pericolo. Anche il conflitto israelo-palestinese ci tocca da vicino e può coinvolgere da un momento all’altro ulteriori attori e destabilizzare ancora di più lo scenario internazionale.
Occorre essere coscienti di tutto questo, rendersi conto della responsabilità che tutti abbiamo. Di fronte a questo scenario anche le altre questioni europee – economiche, sociali, istituzionali – pur importanti, assumono una prospettiva relativa.
Come ha detto recentemente papa Francesco, rivolgendosi a Russia e Ucraina, per costruire la pace occorre iniziare a trattare e negoziare; con la guerra tutto si perde e tutti perdono, soprattutto in termini di vite umane. Ci auguriamo che l’Europa possa fare la sua parte, senza rinunciare a sostenere chi è stato aggredito e condannando l’aggressore, ma operando in ogni modo per la pace. Per questo spaventano i salti in avanti di leader e forze politiche europee (di diverso orientamento, ma purtroppo uniti su questo punto), che alzano il tiro adombrando un intervento militare di alcuni paesi europei in Ucraina. Non è questa la strada: occorre dirlo forte e sostenere in modo diverso l’Ucraina, come hanno fatto con prudenza il governo italiano e alcuni gruppi politici europei.
Insomma prima di tutto e sopra ogni cosa, oggi, l’Europa deve lavorare per la pace!
Per fare scelte responsabili e lungimiranti l’Europa deve ritrovare la sua identità e la sua anima; per raggiungere questo obiettivo bisogna richiamare le sue radici, che hanno un respiro mondiale di pacificazione e collaborazione tra popoli e paesi. Come scriveva Augusto Del Noce:
«La causa dell’Europa è quindi più che politica e va al di là non solo degli interessi, ma delle stesse legittime passioni nazionali. È la causa delle idee di verità e di giustizia, dell’universalità».
Un mosaico ricchissimo
Per molti anni, durante la guerra fredda, si è pensato di tenere unita l’Europa in nome della libertà e in alternativa al disegno comunista che dominava oltrecortina; poi si è puntato tutto sullo sviluppo economico, sulla concorrenza e sui diritti individuali, facendo diversi passi in avanti, ma non cementando una vera coscienza comune europea. Peraltro, dopo la crisi del 2008, con la mancata ratifica della Costituzione europea e con la Brexit, il progetto europeo si è pressoché fermato e oggi continua ad annaspare, vittima di miopi burocrazie, di veti incrociati e pagando la scarsa rappresentatività delle sue istituzioni.
Come ha scritto papa Francesco nel messaggio al Ppe del 9 giugno 2023:
«Un’Europa che valorizzi pienamente le diverse culture che la compongono, la sua ricchezza enorme di tradizioni, di lingue, di identità, che sono quelle dei suoi popoli e delle loro storie; e che nel contempo sia capace, con le sue istituzioni e le sue iniziative politiche e culturali, di far sì che questo mosaico ricchissimo componga figure coerenti».
Così facendo si potranno affrontare alcuni nodi politici di grande rilievo, che necessitano di scelte coraggiose. Anzitutto ripensare all’assetto istituzionale dell’Unione Europea, valorizzando il principio di sussidiarietà e il ruolo politico del Parlamento e del Consiglio europeo (formato dai capi di Stato e di governo), anche al fine di limitare le tecnocrazie della Commissione (formata da 27 commissari, uno per paese, e circa 30 mila funzionari), che allontanano i cittadini dall’Europa. Non è il momento degli “Stati uniti d’Europa” (come vorrebbero le forze del mainstream socialista e di quello liberale pseudo-centrista), ma piuttosto quello dei popoli europei e dei corpi intermedi, della valorizzazione della capacità associativa e costruttiva della società civile! È un obiettivo molto difficile da realizzare, ma quanto mai necessario di iniziativa e progetto. Bisogna incentivare la libertà, più di quella che a volte sembra un’ossessione legislativa.
Immigrazione, sviluppo, vita
C’è poi la questione immigrazione, di cui farsi carico con una politica comune per non lasciare soli gli Stati più esposti e avviare nuove iniziative di cooperazione a favore dello sviluppo dei paesi africani: da questo punto di vista il Piano Mattei può essere un ottimo modello.
Di rilievo sono anche la politica industriale e le decisioni sulla transizione ecologica, che vanno completamente riviste per ridefinirle senza le esagerazioni dell’ideologia green che ha dominato negli ultimi anni; l’Europa non può rinunciare a uno sviluppo integrale ed equilibrato, sostenibile anche economicamente e socialmente, senza forzature.
Da ultimo un’Europa fedele a se stessa non può accettare forzature sul valore della vita e sui diritti, rispettando i fondamenti delle tradizioni dei popoli europei senza colonizzazioni ideologiche unilaterali. In generale, l’Europa deve fare di tutto per sostenere gli Stati nelle politiche volte ad arginare la crisi demografica del continente, che rappresenta una vera emergenza.
Alla luce di queste considerazioni guardiamo soprattutto a quelle forze e a quei candidati legati alle famiglie popolari e cristiano democratiche nonché alle forze conservatrici europeiste, che ci auguriamo sappiano che cosa va fatto e che cosa no, con realismo e pazienza; come cristiani non possiamo tirarci indietro, perché l’Europa è un ideale che ci appartiene e desideriamo che essa non tradisca se stessa.
pre quanto la sussidierità come movimento abbiamo figure molto competenti in materia se ne parlava dieci quindici
annifa vediamo di ferli inserire nella rosa dei candidati per poterli sostenere.