In morte di Salah Farah, il musulmano eroe che rischiò la vita per difendere i cristiani dai jihadisti

Ā«Salah Farah ĆØ un vero eroe e sarĆ trattato con tutti gli onoriĀ». Non ha risparmiato elogi l’ispettore generale della polizia kenyana Joseph Boinnet quando si ĆØ trovato ad annunciare ai giornalisti locali la morte improvvisa dell’insegnante musulmano che rischiò la vita per difendereĀ i cristiani. La sua storia aveva giĆ fatto il giro del mondo.
Ā«UCCIDETECI TUTTIĀ». Quando il 22 dicembre scorso i jihadisti di Al-Shabaab sono saliti su un autobus, a pochi chilometri da Mandera, hanno cercato di dividere i cristiani dai musulmani, per uccidere i primi e risparmiare i secondi, seguendo il modus operandi della strage di Garissa. Ma sull’autobus la tattica non funzionò perchĆ© Salah Farah, invece di pensare a salvarsi, nascose i cristiani e sfidò i terroristi: Ā«Uccideteci tutti o lasciateci in paceĀ».
Ā«SIAMO FRATELLIĀ». Prima di scappare, gli Al-Shabaab ucciseroĀ due uomini e ne ferirono tre, tra cui Salah. Il vicepreside della scuola elementare di Mandera, dopo essere stato portato all’ospedale locale per unaĀ ferita alla gamba, venne trasferito il giorno di NataleĀ a Nairobi, al Kenyatta National Hospital. Nei giorni seguenti Salah ha rilasciato diverse interviste,Ā spiegando il suo gesto: Ā«La gente dovrebbe vivere in pace. Solo la religione ci distingue dai cristiani ma siamo fratelli, per questo chiedo ai miei fratelli musulmani di prendersi cura dei cristiani e viceversa, cosƬ da vivere insieme in paceĀ».
CINQUE FIGLI. Il 18 gennaio però, durante un’operazione di routine, Salah ĆØ morto. Ā«Speravamo di salvare la sua vita perchĆ© lui era unaĀ testimonianzaĀ», hanno detto i medici.Ā Ā«Abbiamo fatto del nostro meglio ma quest’anima coraggiosa ha subito complicazioniĀ».Ā La polizia ha fornito alla famiglia un aereo per riportare il corpo dell’uomo a Mandera, dove sarĆ seppellito. Molte persone, riportano i giornali locali, si sono offerti di aiutare la moglie, incinta al nono mese, e i suoi quattro figli. Anche i genitori anziani vivevano grazie al suo stipendio.
Ā«APPARTENIAMO AD ALLAHĀ».Ā Ā«Stava andando tutto bene ma domenica ĆØ peggiorato all’improvvisoĀ», ha dichiarato il fratello. Ā«Ma noi apparteniamo ad Allah e a lui ritorniamo. Spero che la sua morte serva a costruire l’armonia religiosa e a incoraggiare i kenyani a vivere insieme come un’unica comunitĆ Ā». Ć morto un Ā«vero eroeĀ».
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