Ulivo e saniĆ . Un assaggio da Torino

Di Pianta Mauro
13 Aprile 2006

Dopo il sostanziale svuotamento della legge sul buono scuola varata dalla precedente giunta di centrodestra, adesso tocca alla sanitĆ . In questi giorni, infatti, la giunta regionale guidata da Mercedes Bresso ha presentato la bozza del nuovo piano sanitario. La firma ĆØ quella di Mario Valpreda, assessore alla sanitĆ , esponente di Rc. Tra le principali novitĆ  ci sono: la riduzione e l’accorpamento del numero di aziende sanitarie, la vendita di una parte del patrimonio immobiliare delle Asl, la ridefinizione del rapporto tra pubblico e privato con un taglio alle strutture convenzionate stimato intorno ai 5 milioni. Dice a Tempi l’ex governatore, il forzista Enzo Ghigo: Ā«Se questo piano dovesse passare potremo dire addio al principio della libertĆ  di cura perchĆ© di fatto verrebbe introdotto il concetto di “presa in carico” del malato. Nessuno sarebbe più libero di scegliere da chi e dove farsi curare, quali esami fare e dove, perchĆ© per tutti deciderĆ  il distretto di appartenenza. Oggi io posso decidere di recarmi in un’altra Asl rispetto a quella corrispondente alla mia residenza, domani, con il piano Bresso, dovrò chiedere il permesso al “Distretto”, nella persona del medico di base che nel frattempo sarĆ  stato oppurtunamente indottrinato e “ricattato”Ā». Se Bresso respinge le accuse (Ā«Non ĆØ un piano sovietico, anzi abbiamo tenuto conto delle esperienze più innovative del settoreĀ»), Ghigo non molla la presa: Ā«Fatalmente finirĆ  per orientare i cittadini alla sola sanitĆ  pubblica con il risultato paradossale, per una giunta di sinistra, di assicurare una sanitĆ  di alto livello solo a chi se la potrĆ  pagareĀ».
La sussidiarietĆ ? Non scherziamo. Valpreda sostiene che le riduzioni delle Asl porteranno risparmi per 60 milioni. Ā«In che modo – si chiede Agostino Ghiglia (An) – visto che, anche se le accorperĆ , formalmente non potrĆ  certo licenziare dipendenti pubbliciĀ». Il piano prevede infine la chiusura dei punti nascita che non raggiungono i 500 parti l’anno (8 in Piemonte). Ā«Quando proponemmo noi una soluzione simile – ricorda Ghigo – alcuni sindaci di sinistra si incatenarono agli ospedali, adesso sono entusiastiĀ». Avanti popolo, catena rossa.

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