Scuola e azienda parlano ancora lingue diverse. Qui c’è un tentativo di superare le distanze. Per il bene degli alunni
In tempi di crisi e di previsioni ancora incerte per l’avvenire, l’unico investimento sicuro sono i giovani. Se ne sono accorte le imprese brianzole del legno-arredo associate a Federlegno, che, per questo motivo, in attesa che la ripresa si faccia vedere e dell’attesissimo decreto Renzi sulla scuola, hanno deciso di puntare sulla formazione scolastica dopo le medie. L’ha fatto Federlegno con decisione, aprendo, in collaborazione con Aslam e la Fondazione Messina, una scuola dove saranno formati i “falegnami” del Duemila, ma anche gli export manager di cui ha sempre più urgente bisogno chiunque aspiri a competere e cercare nuovi sbocchi sui mercati internazionali.
Ma l’hanno fatto anche gli imprenditori, che hanno collaborato in prima persona alla definizione dei contenuti e dei programmi, esponendo, grazie a un sondaggio, le loro particolari necessità a chi quella scuola dovrà poi gestirla. Una forma di coordinamento e collaborazione che certamente proseguirà nel corso degli anni, grazie all’operato del consiglio di indirizzo, cui partecipano già diversi imprenditori oltre a professori e dirigenti scolastici.
TECNICI DEL LEGNO ED EXPORT MANAGER. Il Polo Formativo di Federlegno Arredo, che sorge a Lentate sul Seveso (Mb), è composto di due corsi: il primo è il tradizionale percorso triennale per conseguire la qualifica di operatore del legno, cui si può accedere direttamente dopo la terza media. Con la possibilità di un quarto anno per il diploma professionale di tecnico del legno.
Il secondo, che partirà a settembre e per il quale sono in corso, proprio in questi giorni, le selezioni, è il percorso di Istituto tecnico superiore (Its) post diploma per il marketing e l’internazionalizzazione nel settore del legno-arredo. Cinquanta i posti disponibili e le selezioni, aperte anche al Meeting di Rimini dove l’Its sarà presentato al grande pubblico, termineranno a fine settembre-inizio ottobre.

Sono finiti, secondo Livi, «i tempi in cui il ragazzo andava in bottega e imparava tutto direttamente dal capo operaio oppure in maniera completamente autodidatta. Oggi gli operatori del legno non si possono improvvisare da sé, non fosse altro che per il fatto che i macchinari sono molto sofisticati e la tecnologia ha via via assunto una rilevanza sempre maggiore». Mentre, per quanto riguarda gli export manager, «loro hanno bisogno di conoscere le correnti di design e le tendenze nei diversi mercati globali e di saper cogliere il valore e l’originalità di un prodotto per poterlo adeguatamente proporre. Oltre che, ma questo va da sé, di conoscere bene qualche lingua». Ed è a queste diverse esigenze che il Polo formativo mira a rispondere.

Ne è convinto anche Guido Sana, di Tino Sana Srl, specializzata in allestimenti per hotel e navi da crociera, che nei capannoni della sua azienda ha già ospitato i laboratori e gli studenti di un centro di formazione professionale della bergamasca: «In una scuola come questa i ragazzi vivono in prima persona un legame con le aziende che li può soltanto aiutare nel percepire fin da subito l’importanza e la responsabilità del lavoro, ma anche il valore culturale della produzione del legno». Oltretutto, di una simile impostazione ne beneficia anche la scuola, perché «si evita il rischio che istituto e aziende parlino due lingue completamente diverse e che i corsi vengano progettati soltanto per inseguire qualche bando o per ottimizzare l’impiego del corpo docenti».
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