I [link url=https://www.tempi.it/33-giorni-di-clodagh-la-bimba-che-non-doveva-nascere-e-che-invece-ha-portato-solo-gioia#.UrLKUWTuJQY]33 giorni[/link] di Clodagh, la bimba che non doveva nascere e che invece «ha portato solo gioia»

La storia di una famiglia che ha scelto di accogliere una figlia destinata alla morte. «I bambini devono essere amati, hanno il diritto di nascere e le donne come me hanno bisogno di aiuto, non di essere spinte ad abortire».

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Questa è la storia di una Clodagh, una bambina vissuta poco più di un mese. Il padre e la madre, Darren e Derbhille McGill, durante il dibattito sull’aborto in Irlanda, hanno deciso di mostrare con un video i 33 giorni passati con «nostra figlia che ci dicevano che non sarebbe sopravvissuta. Ci dicevano che stavamo sbagliando. Invece ogni giorno è stato prezioso».

«COME OSANO?». Tutto cominciò il 18 gennaio 2007 quando Derbhille era alla ventesima settimana di gravidanza e l’ecografia rivelò qualcosa di simile a un’anencefalia. Si scoprirà poi che la piccola aveva la trisomia 13, una malattia genetica che viene definita incompatibile con la vita. «Eravamo devastati – ha spiegato la madre – ma lei era dentro di me, la sentivo, si muoveva, cresceva».
Nonostante «non abbia mai avuto alcun sostegno all’ospedale» e nessuna «consulenza né aiuto», lei e il marito decisero di proseguire nella gravidanza. «Dicono che questi bambini non hanno valore», ha dichiarato Derbhille. «Mi dissero che sbagliavo a far nascere mia figlia. Come può qualcuno osare dire una cosa del genere? Come può? Era mia figlia e l’amavo. I bambini devono essere amati, hanno il diritto di nascere e le donne come me hanno bisogno di aiuto, non di essere spinte ad abortire».

GIOIA E DOLORE INSIEME. La settimana prima della nascita di Clodagh il medico disse che la bimba sarebbe morta subito. Invece riuscì a passare qualche giorno a casa. «C’erano i suoi fratelli e sorelle, la accudivano, la cambiavano, giocavano con lei, tutte le notti non è mai stata lasciata sola». Alla fine Clodagh è morta, a 33 giorni, alle tre di un venerdì pomeriggio, «tra le braccia del suo papà». Sebbene la vicenda abbia a messo a dura prova la famiglia, nessuno dei suoi membri ritiene che aver fatto nascere la piccola sia stato un errore. «Lei non ha portato nient’altro che gioia e amore. Tutta la nostra famiglia ogni giorno, i suoi zii, le zie, tutti i suoi cugini sono venuti a casa per condividere questa gioia di vivere che convive con la tristezza».

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