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Weigel: «I democratici Usa giocheranno sporco, non avendo buoni risultati da mostrare»

gennaio 23, 2012 Benedetta Frigerio

Il celebre biografo di Giovanni Paolo II spiega a tempi.it la campagna elettorale statunitense. «Penso che Romney sarà il futuro candidato conservatore» che si troverà a sfidare Barack Obama, «un progressista di sinistra nel senso europeo del termine».

«Se di fronte alla crisi la politica americana sta reagendo con scelte coraggiose, il Vecchio Continente sembra incapace di farlo». Entro questo quadro, George Weigel, intellettuale cattolico e membro dell’Ethics and Public Policy Center di Washington, celebre in tutto il mondo per una monumentale biografia su Giovanni Paolo II (Witness to Hope), analizza con tempi.it la campagna elettorale degli Stati Uniti, a quattro anni dalla presidenza di Barack Obama. Il presidente democratico è definito da Weigel «un progressista di sinistra nel senso europeo del termine».

Professor Weigel, quanto e come è cambiata la percezione dell’opinione pubblica sul presidente Barack Obama in questi quattro anni di crisi economica?
Sembra mantenere ancora un certo gradimento personale, ma molti nutrono dubbi circa le sue politiche. Perciò, a livello di immagine Obama piace, ma perde punti nelle valutazioni circa il suo operato.

Pensa che l’America stia mantenendo la sua speranza e la capacità di ripartire che la contraddistingue?
Gli americani sono resistenti; gli Stati Uniti non vivono l’“inverno demografico” dell’Europa. C’è molta energia creativa nel paese. Perciò gli americani possono costruire ancora un futuro umano e decente.

Un recente sondaggio di Rasmussen Reports vede Obama perdente contro un repubblicano generico, ma davanti, seppur di poco, al candidato repubblicano Mitt Romney. Che il partito debba puntare su altri candidati?
È ancora presto per dirlo, anche se penso che Romney sarà il futuro candidato conservatore. Ma la politica ha logiche strane, possono succedere cose inaspettate. Quello che sappiamo è che i democratici useranno le armi del conflitto sociale e giocheranno sporco, non avendo buoni risultati da mostrare.

La politica economica e sociale è il fulcro della campagna repubblicana, ma nonostante la crisi i temi della vita come la famiglia e l’aborto continuano a essere rilevanti: come mai gli americani continuano a ritenerli centrali?
La disoccupazione attualmente è all’8,5 per cento, ma le istanze legate alla vita non passano in secondo piano grazie al carattere del paese e all’effettivo lavoro del movimento pro-life.

Il cattolico Rick Santorum è una delle sorprese della campagna repubblicana. Cosa ne pensa della sua ascesa?
Santorum ha toccato i temi della vita. Per questo è importante. Comunque vada, credo stia facendo un grande servizio al paese mantenendo vivi nel dibattito questi temi.

Quasi all’unanimità Santorum ha anche ricevuto l’endorsement della conferenza dei leader evangelici. Nell’emergenza pare che cattolici e protestanti stiano unendo le forze.
Alcuni di loro adesso dicono che non ci sia stato, ma quel che è certo è che in America il miglior predittore di voto non sia tanto la tradizione protestante o cattolica, ma la frequenza con cui si va in chiesa: chi dichiara di andare ogni settimana tende a votare repubblicano, chi dice di non frequentarla mai tende, invece, a votare per i democratici.

I cristiani sembrano avere una percezione rinnovata dell’importanza della religione nella sfera pubblica. 
Gli americani sono stati coscienti per molto tempo dell’importanza delle convinzioni religiose e degli ideali religiosi e umani comuni. Non c’è nulla di nuovo se si guarda alle origini e alla storia. Basta leggere il secondo discorso inaugurale del presidente Lincoln, o quello di addio di Washington.

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