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Vivere in una fiaba dell’orrore. Ecco cosa è successo ai presunti pedofili della Bassa Modenese

dicembre 22, 2014 Emanuele Boffi

Lorena Morselli, la donna che ha perso tutto ma non la speranza. «Dio mi ha donato la forza di resistere. Sarò sempre la madre dei miei bambini»

covezziLo Stato ha sempre ragione e le famiglie sempre torto. È questa, secondo don Ettore Rovatti, parroco di Finale Emilia, la “morale nordcoreana” che ha guidato pm e assistenti sociali nella vicenda dei presunti pedofili della Bassa Modenese. D’altronde, lo stesso Marcello Burgoni, responsabile dei servizi sociali di Mirandola, lo aveva detto a Tempi nell’aprile 1999, quando ci occupammo per la prima volta del caso: «Vede – spiegava – in Italia c’è ancora forte nella gente il senso di proprietà del figlio: il figlio è una proprietà e nessuno me lo può toccare. La nostra Costituzione e la legislazione che è venuta avanti ha cambiato questa cultura: il bambino è un portatore di diritti e quindi va tutelato. La gente dice: “Il figlio è mio e quindi decido io”, ma sbaglia». Ecco, per don Rovatti, amicissimo di don Govoni, è tutto qui il problema: «Con quale autorità – chiede oggi a Tempi – hanno sottratto i figli ai genitori? Senza prove, basandosi su suggestioni e coinvolgendo il povero don Giorgio». Alla ricostruzione del processo e in onore dell’amico sacerdote, don Rovatti ha anche dedicato un libro dal titolo inequivocabile: Giorgio Govoni, martire della carità, vittima della giustizia umana. Il volume, edito nel 2003 e che Tempi ha potuto leggere, è basato solo su documenti del processo e fu fatto ritirare dagli avvocati di parte civile appena stampato. Così, perlomeno, credettero tutti. Invece così non avvenne, almeno formalmente, perché il libro, «dopo attento esame del testo», non subì alcun procedimento. Solo che la richiesta di archiviazione fu depositata nel novembre 2007, quando ormai se ne era persa memoria e pochissime copie erano state distribuite. «Un’altra ingiustizia», chiosa amaro don Rovatti.

tempi-bassa-modeneseRidotta sul lastrico
«Questo è stato un processo paradossale», raccontano a Tempi i legali della famiglia Covezzi, Paolo Petrella e Pierfrancesco Rossi. Per loro, che hanno seguito il procedimento sin dalle prime battute, i casi in cui le prove portate dalla difesa sono stati calpestati sono innumerevoli. Una lotta impari. Da un lato, le fiabe dell’orrore avvalorate dall’accusa, dall’altro le prove portate dalla difesa, sempre ignorate. Certamente, tra i casi più clamorosi, ricordano le perizie del medico del pm Cristina Maggioni che, dopo visita ginecologica, assicurò gli abusi su molti minori. Violenze mai avvenute, come poi dimostrato dalla presenza dell’imene nella vagina delle piccole presunte abusate. Ma neanche la mancanza di registrazioni e video dei colloqui fra le assistenti sociali e i minori li ha messi in difficoltà. Quasi fosse inutile provare a dimostrare il contrario di ciò che – fideisticamente – andava accettato per vero, in quanto garantito dagli psicologi dell’Usl.

Chi oggi riesce a lenire solo in parte le sue sofferenze è Lorena Morselli. La donna vive in Francia dal novembre 1999, dove riparò per partorire il quinto figlio, Lorenzo, che oggi ha 15 anni. Lorena superò le Alpi proprio per evitare che anche quel bambino le fosse portato via, come gli altri quattro nella notte del 12 novembre 1998. «Ma Delfino – racconta al telefono a Tempi – è rimasto in Italia per tutto questo tempo, per dimostrare che noi non volevamo sottrarci alla giustizia. Noi volevamo solo che i nostri figli ci fossero restituiti».

Oggi Lorena è collaboratrice domestica e assicura che questa causa, tra periti, appelli e impugnazioni, l’ha ridotta sul lastrico («avrò speso almeno centomila euro»). Ha dovuto vendere le case, ricominciare da capo, vedere il proprio marito spegnersi per la fatica di provvedere a tutto, «con un cuore che, alla fine, non ha retto. Ma quando ci hanno assolti, nel maggio 2013, doveva vederlo: era così agitato e contento che cadde in ginocchio e il cuore gli batteva così forte che faceva svolazzare la camicia». I coniugi Covezzi ne hanno viste di tutti i colori e quello di Lorena è un rosario che si sgrana tra il dolore delle accuse dei figli e la rabbia per l’incompetenza e la malizia di assistenti sociali, medici e giudici. Si commuove quando parla di don Govoni, ricordando di averlo conosciuta giovanissima quando ancora la portava a curare i lebbrosi o nelle colonie estive («dove divideva sempre i maschi dalle femmine») o nelle trattorie: «Don Giorgio era un tipo davvero carismatico. Dove andava, evangelizzava».

L’affetto dei concittadini
Quando il 4 dicembre è arrivata l’assoluzione definitiva ha pensato a don Giorgio, al marito e a quei quattro figli che ancora le sono negati. «Ma io sono la loro mamma. Lo sarò per sempre. La porta – anche dopo tutto quel che è successo – è sempre aperta. Senza di loro, la mia casa non è la mia casa».

Senza l’affetto che in questi anni le hanno dimostrato tutti gli abitanti della Bassa, dice, non ce l’avrebbe mai fatta: «È stato fondamentale». Lei che quando fu accusata era catechista in oratorio e maestra nell’asilo parrocchiale, certe cose non le ha dimenticate: «Il Signore mi ha dato la grazia di stare con tanta gente cattolica. Dio sa di cosa abbiamo bisogno e dona i mezzi per resistere a tutto. Se mi ha fatto vivere questo, mi dà anche la forza per affrontarlo».

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10 Commenti

  1. Romeo scrive:

    Sul fatto che i figli NON siano proprietà dei genitori NON è certo lo Stato ad avere qualcosa da insegnare ai Cristiani, ma semmai il contrario. In ogni caso i figli NON sono proprietà neppure dello Stato. A questo si aggiunge il fatto che lo Stato DEVE punire in modo esemplare e con estrema severità i suoi funzionari che sbagliano. In caso contrario i cittadini, di qualunque fede o partitito DEVONO pensare seriamente a come organizzarsi autonomamente in una forma alternativa all’attuale stato delle cose.

  2. Lucia scrive:

    Semplicemente Vergognoso quello che é stato fatto a questa famiglia!!!

  3. Alessandro scrive:

    Siamo il paese dei giudici, loro si arrogano il potere di vita e di morte. Che vergogna

  4. Pascal scrive:

    Grazie a Tempi per aver cominciato a pubblicare qualche nome di alcuni dei persecutori.

  5. zetameno scrive:

    Anche oggi chi ha il potere spesso lo esercita come ai tempi della rivoluzione francese. In nome di una immagine di giustizia, basta mezza parola per spedire qualcuno sulla ghigliottina. E quando hai perso la testa, non è più possibile tornare indietro.

  6. Enrico Z scrive:

    Finché la psicologia sará considerata scienza medica, e non filosofica, temo che non se ne uscirá.

  7. Enrico Z scrive:

    Cercatevi qualche documentario sull’antipsichiatria su youtube….

  8. Enrico Z scrive:

    Psicologia/ psichiatria sono i mezzi con cui lo stato giustifica eutanasia, gender, assassini a piede libero (vedi Izzo).
    Lo psichiatra di Izzo che lo ha ritenuto non pericoloso é stato processato?
    Come mai un ingegnere che giudica non pericoloso un ponte se questo poi crolla, finisce in tribunale e lo psicologo/psichiatra che incappa nello stesso errore no?
    Hanno finito per accusare i sismologi dei terremoti ma gli psicologi mai…
    Sapete perché? Perché psicologia e psichiatria non sono scienze mediche quindi non sono passibili di giudizio.
    Se lo sono allora processateli come si fa col medico chirurgo che sbaglia.
    Psicologia fuori dalla medicina: é l’unico modo.

  9. beppe scrive:

    chi ha il coraggio di prendere per le palle questi cialtroni? se pensate a come hanno trattato un ” presunto potente ” come berlusconi e come cercano di intimorire un burattino come renzi, c’è poco da sperare. finchè i moderati si pestano i piedi a vicenda poi……

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