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Il Vietnam non vuole beato il cardinale Van Thuan, simbolo dell’opposizione al regime comunista

luglio 12, 2013 Redazione

Bloccato in aeroporto ad Hanoi il critico letterario che doveva volare a Roma come testimone per la beatificazione del vescovo che passò 13 anni in prigione

Doveva volare a Roma, dove lo aspettavano lo scorso 5 luglio come testimone per chiudere l’inchiesta diocesana relativa alla beatificazione del porporato vietnamita François-Xavier Nguyên Van Thuân. Invece il critico letterario Nguyên Hoang Duc è stato fermato ad Hanoi, dalla pubblica sicurezza dell’aeroporto. Il motivo del suo stop, spiega Asianews, va cercato nella contrarietà del governo vietnamita al processo di beatificazione.

“NON AUTORIZZATO” A LASCIARE IL PAESE. A raccontare l’accaduto è stato lo stesso Nguyên Hoang Duc, ex funzionario dell’Ufficio per gli affari religiosi e della sicurezza pubblica del governo, critico letterario e scrittore: il 2 luglio scorso, ha spiegato a Radio Free Asia, si era presentato in aeroporto pronto per partire per l’Italia, presentando il suo regolare biglietto al gate. Lì però gli agenti lo hanno fermato e comunicandogli di non essere autorizzato a lasciare il Paese: nessuna motivazione gli viene offerta in aggiunta.
Solo dopo una lunga discussione Hoang Duc è riuscito ad ottenere dettagli specifici sulle ragioni del blocco: fra di esse, il “disaccordo” del governo comunista di Hanoi alla canonizzazione del cardinale, emblema per la fede di queste terre. A rendere vietato il suo espatrio anche le critiche spesso accese con cui l’uomo scrive della politica di casa, e il suo passato da funzionario del governo.

13 ANNI DI PRIGIONIA. Lo scrittore si è convertito al cattolicesimo proprio grazie all’incontro con il cardinale Van Thuân, raccontato in un libro che è diventato anche contributo prezioso al lavoro di beatificazione del religioso. Quest’ultimo, è diventato negli anni l’icona della Chiesa asiatica, esempio di una vita vissuta con fede profonda nonostante le tante sofferenze e persecuzioni patite. Su tutto, si ricorda sempre del lungo periodo di prigionia, 13 anni, che trascorse nelle mani del suo governo, tra il ’75 e l’88: «Allorché i comunisti mi fecero scendere nella stiva di una nave – scrisse anni dopo -, la Hai-Phong, stipato insieme ad altri 1500 prigionieri per trasportarci al Nord, mi dissi: “Questa è la mia cattedrale, questo è il popolo che Dio mi affida perché io me ne curi, ecco la mia missione: assicurare la presenza di Dio fra questa gente, fra questi miserabili, disperati fratelli miei. È la Sua volontà che io sia qui. Accetto la Sua volontà”. Da quel momento in poi una nuova pace mi ha riempito il cuore e mai mi ha più abbandonato in tutti quei tredici anni».
Il vescovo è morto nel 2002: già nel 2010 è stata aperta la causa di beatificazione a livello diocesano, che si è conclusa proprio nei giorni scorsi e ora è passata nelle mani della Congregazione vaticana per le cause dei Santi, a Roma. Proprio qui era atteso Nguyên Hoang Duc.

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2 Commenti

  1. Enrico says:

    Esercizio di storia:
    mettete su due colonne distinte (non si può dire “diverse”) i Paesi che sono usciti dalle dittature fasciste/naziste e quelli “usciti” dalle dittature di sinistra (non si può dire “comuniste”), poi sappiate dire chi ha fatto più danni e chi li sta facendo ancora.

    I migliori compiti saranno premiati con un viaggio, a scelta, in uno dei Paesi liberati.

    • ragnar says:

      E aggiungerei, i peggiori verranno premiati con un viaggio gratuito sola andata in Nord Corea.

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