Gli attacchi di Trump portano allo scoperto le difficoltà dell’esecutivo su tre fronti: le richieste europee, l’ostilità dell’opinione pubblica al riarmo, le tensioni nel centrodestra tra l’ala atlantista e quella anti-Usa
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni con il presidente americano Donald Trump, Evian, 16 giugno 2026 (foto Ansa)
Gli attacchi di Donald Trump a Giorgia Meloni non sono un incidente folkloristico, ma il sintomo di una fase nuova del rapporto tra Stati Uniti ed Europa. Trump, senza metodo né delicatezza, porta allo scoperto una tensione strategica razionale: quella sugli oneri della sicurezza occidentale e sulla capacità degli europei di trasformare le dichiarazioni di principio in potenza militare. Per Meloni questo cambio di fase arriva mentre l’Italia, pur proclamandosi atlantista e avendo flirtato con la destra americana, resta un alleato riluttante, stretto tra vincoli di bilancio, pacifismi trasversali e una difesa europea che fatica a nascere. La premier è così incastrata: troppo vicina a Trump per potersi presentare come vittima, troppo condizionata dai limiti italiani ed europei per soddisfare le richieste americane.
La premier prova ad abbassare i toni, declassando le sortite di Trump a mattane caratteriali e a nervosismi legati alla situazione precaria in Iran. Ma il problema non è lo st...
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