La pervasività della questione demografica
Quando Sergio Belardinelli mi ha proposto di avviare su “Lisander” un dibattito sulla demografia e sulla (de)natalità in Italia, oltre che sentirmi onorato non ho potuto che dubitare di essere all’altezza del compito. E non perché di demografia non mi sia occupato o non abbia scritto, come giornalista e divulgatore. Armato essenzialmente di curiosità e di domande, negli anni ho tentato di controllare e verificare ipotesi e teorie, come amava ripetere Dario Antiseri, grazie al confronto con i dati e soprattutto con esperti che alla materia hanno dedicato una vita intera di studi, come Antonio Golini, o di impegno informativo, come Piero Angela. Teorie sistematiche in materia o soluzioni definitive al problema, però, non ne ho ancora trovate, figurarsi dunque se ne avevo da offrire a un pubblico tanto avvertito come quello di “Lisander”. Ho ritenuto allora che la cosa più utile che da giornalista potessi fare, di nuovo, era suggerire una prospettiva meno comune per osservare il caso italiano. Ho scelto l’angolo visuale della capacità creativa e di innovazione che viene meno, spesso senza accorgercene, quando l’invecchiamento (di per sé benemerito) di una popolazione diventa – in proporzione – eccessivo.
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