«Il regime in Iran ha vinto, ma il popolo sogna ancora la libertà»

Di Leone Grotti
23 Giugno 2026
«Trump e gli Usa hanno concesso troppo. La Repubblica islamica è indebolita ma userà i 300 miliardi promessi per tornare a finanziare repressione e terrore». Intervista all'analista iraniano Khoshnood
Una donna cammina a Teheran di fianco a un murale del regime in Iran contro gli Stati Uniti
Una donna cammina a Teheran di fianco a un murale del regime in Iran contro gli Stati Uniti (foto Ansa)

«Gli Stati Uniti hanno ceduto tanto, troppo, all’Iran. Per la Repubblica islamica è una vittoria». Ne è convinto Ardavan Khoshnood, professore associato iraniano presso l’Università di Lund. Ieri in Svizzera è terminato il primo round di colloqui tra Washington e Teheran, che si sarebbero svolti in un’atmosfera «positiva e costruttiva» nonostante le tensioni, secondo quanto dichiarato dai mediatori qatarioti e pakistani. L’argomento principale, la gestione del programma nucleare iraniano, non è ancora stato affrontato anche se l’Iran si è detto disponibile a ricevere gli ispettori dell’Aiea. Ma per l’esperto dell’apparato di sicurezza del regime di Teheran, in ogni caso dai colloqui non uscirà nulla di buono, soprattutto perché alcuni punti del Memorandum d’intesa sono «terrificanti e rafforzeranno il regime», dichiara in un’intervista a Tempi.

Professore, quali sono i punti del Memorandum che la preoccupano di più?
Il più spaventoso è senza dubbio il punto 6, che prevede finanziamenti per la ricostruzione dell’Iran di almeno 300 miliardi, che saranno versati nelle casse del regime dagli Usa e dai suoi partner regionali.

Perché questo punto la spaventa?
Guardiamo alla storia della Repubblica islamica: negli ultimi 47 anni il regime ha sistematicamente utilizzato il budget nazionale per finanziare repressione e terrorismo internazionale, versando miliardi nelle casse del ministero dell’Intelligence, dei Guardiani della Rivoluzione, del programma missilistico e finanziando partner regionali come Hezbollah, Hamas e Jihad islamica. Non utilizzeranno questi 300 miliardi per la popolazione, ma per il terrore. Senza contare, ovviamente, una fetta importante che si perderà in corruzione.

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La guerra di Usa e Israele è stata dunque un fallimento?
Io penso che l’amministrazione Trump non sia mai stata davvero interessata a ribaltare il regime islamico. Israele lo voleva a tutti i costi, ma gli Usa no. Volevano solo indebolire militarmente la Repubblica islamica e questo è stato fatto perché tutte le figure apicali del regime sono state uccise. Serviranno anni perché l’Iran riesca a ricostruire il know-how militare e nucleare perso nel conflitto.

Un’Iran più debole non è sufficiente perché gli Usa cantino vittoria?
Non penso, perché è vero che la Repubblica islamica oggi è debole ma tra cinque o dieci anni sarà di nuovo forte. E si rafforzerà grazie ai finanziamenti americani e all’aiuto di Russia e Cina. Anche Hamas e Hezbollah oggi sono deboli, ma tra cinque anni la situazione sarà già cambiata. E a pagare il prezzo di questa guerra lasciata a metà sarà Israele. Forse Trump avrebbe anche voluto portare il conflitto fino in fondo, ma credo non si aspettasse una simile opposizione da parte del mondo Maga.

Se al termine dei 60 giorni di colloqui verranno ritirate le sanzioni internazionali, la popolazione iraniana ne beneficerà?
Quanti miliardi ha incassato l’Iran negli ultimi decenni vendendo petrolio e gas a Russia, Cina e anche Unione Europea? I proventi sono mai stati investiti per il benessere della popolazione? La risposta è una sola: no. L’Iran ha sempre avuto problemi di povertà, inflazione e disoccupazione. Anche quando le sanzioni non c’erano o erano meno rilevanti. Anche se venissero cancellate, non cambierebbe niente.

Il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance parla prima di un incontro quadrilaterale con Iran, Qatar e Pakistan al Buergenstock Resort, a Obbuergen, vicino a Lucerna, in Svizzera
Il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance parla prima di un incontro quadrilaterale con Iran, Qatar e Pakistan al Buergenstock Resort, a Obbuergen, vicino a Lucerna, in Svizzera (foto Ansa)

Trump, però, dice che in fondo il regime change in Iran c’è stato.
Se le vecchie istituzioni non sono cambiate, se le persone che governano provengono dagli stessi ambienti dei loro predecessori, se la Costituzione è sempre quella, se gli slogan sono identici, come si fa a parlare di regime change?

Se Iran e Usa dovessero trovare un accordo, che cosa cambierà per la popolazione?
Gli iraniani si ritroveranno con un regime ancora più oppressivo di prima. L’Iran viaggia a una media di una esecuzione capitale al giorno e questo non cambierà. Già sta accadendo, ma appena l’attenzione mediatica scemerà tante persone che sono state arrestate per le proteste di dicembre e gennaio verranno giustiziate. Appena il regime si sentirà tranquillo, riprenderà con i controlli, l’oppressione, le uccisioni. Niente fa pensare che l’Iran diventerà un paese dove si rispettano i diritti umani o i principi democratici.

Solo sei mesi fa centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro il regime e più di 40 mila sono state uccise in due settimane a gennaio. Il “sogno” di un paese libero dal regime islamico è finito?
Non direi, perché la battaglia per la libertà in Iran è iniziata 47 anni fa. Le manifestazioni continueranno, purtroppo abbiamo capito che il mondo libero non è intenzionato ad aiutare il popolo iraniano e per questo serviranno più tempo e più vittime.

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