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Un Senato “copia e incolla”

dicembre 2, 2016 Antonella Ragaglia

Con il “sì” al referendum avremo non una Camera delle Regioni, ma la Camera degli individualismi. Un raffronto con il modello tedesco e quello francese

Se davvero l’Italia volesse imitare i sistemi parlamentari esteri, dovrebbe prima soffermarsi a capire quali ragioni si celino dietro determinate scelte organizzative. L’adozione di un bicameralismo perfetto o differenziato è dovuto, invero, a ragioni non solo storiche, ma legate anche alla tipologia, federale o regionale, della struttura statale.

Il nuovo Senato, così come modificato dalla riforma Renzi-Boschi, andrà a rappresentare le Regioni e a configurare una forma di bicameralismo parzialmente differenziato all’interno di uno Stato a “decentramento regionale spinto”.

Molte sembrano dunque le affinità con il Senato tedesco e quello francese: i membri sono rappresentanti delle rispettive istituzioni territoriali (Lander in Germania; Regioni in Italia, Comuni in Francia) e vengono da questi ultimi eletti (elezione indiretta); non votano la fiducia al Governo ed esercitano la funzione legislativa all’interno di una forma di bicameralismo differenziato.

Tali analogie, però, non saranno più tali se analizzate alla luce dei rispettivi meccanismi di funzionamento statale.

Il modello federale, infatti, prevede che gli Stati federati abbiano un’autonomia costituzionale e giurisdizionale, caratteristiche di rilievo che mancano in un sistema regionale, quale quello italiano e francese. In questi ultimi due Stati, però, il modello regionale è applicato in maniera diversa: si parla di regionalismo amministrativo (Comuni) in Francia e di regionalizzazione attuata in Italia per mezzo di enti ad autonomia statutaria (Regioni), comportando la seconda poteri più ampi rispetto al primo.

Tali sistemi si traducono principalmente in differenti sistemi di rappresentanza presso le diverse Camere Alte con rispettivo differente esercizio delle funzioni.

Il Bundesrat esercita la funzione legislativa solo in merito ad alcune materie, nelle quali rientrano quelle che hanno un impatto specifico sugli interessi degli Stati federati. Il sistema di rappresentanza presso il Bundesrat prevede che ogni Land disponga di voti (minimo 3, massimo 6) e non di seggi. Ogni Land potrà inviare un numero di delegati pari al numero di voti di cui dispone ed i voti potranno essere espressi soltanto unitariamente dagli stessi, in modo tale che nel Bundesrat venga espressa la volontà dei singoli Lander e non dei singoli rappresentanti. Ogni delegato è, infine, espressione della coalizione di governo dello Stato che rappresenta, il quale può revocarli o sostituirli in qualsiasi momento (vincolo di mandato).

Il nuovo Senato italiano sarà composto dai rappresentanti dei Consigli regionali (minimo 2, massimo 3), ad ognuno dei quali spetterà un seggio senza vincolo di mandato. Ogni delegato eserciterà contemporaneamente la funzione di consigliere regionale o sindaco e di parlamentare, andando a cumulare le due cariche. Anche il Senato italiano potrà legiferare unitamente alla Camera solo su poche materie, tra le quali non rientrano, però, quelle riguardanti le Regioni che lo stesso Senato dovrebbe rappresentare.

Il Sénat è eletto in via indiretta dai “grandi elettori” e si compone di rappresentanti dei Consigli municipali, essendo la Francia suddivisa in Comuni e non in Regioni. Oltre un terzo dei senatori non ricopre altri mandati locali, riducendo così l’accumulo di cariche e tutto ciò che ne consegue. La funzione legislativa del Sénat si innesta, poi, all’interno di un modello bicamerale detto “à la carte”, nella quale le Camere esercitano congiuntamente il potere legislativo con un correttivo: in caso di mancato accordo sul testo di legge, si ricorrerà ad una procedura di mediazione e, in caso di esito negativo, si procederà col voto definitivo della sola Assemblea Nazionale (o Camera bassa).

La comparazione ci dimostra come le analogie siano solo frutto di un copia/incolla estraneo ad una analisi di applicazione ponderata tra i nuovi istituti adottati e l’attuale impianto/assetto statale.

Se volessimo, infatti, applicare la formula tedesca, i senatori italiani dovrebbero essere espressione degli organi esecutivi regionali, anziché di quelli legislativi; dovrebbero inoltre essere vincolati dal mandato regionale (senza cumularne la carica con quella parlamentare) e poter influire sulle scelte che il Parlamento sarà chiamato a fare in materia regionale.

Trasponendo, invece, il modello francese al Senato italiano, ne deriverebbe innanzitutto una Camera che possa esercitare su ogni materia la funzione legislativa, salvo che in casi di ripetuto disaccordo sul testo di legge. I rappresentanti dovrebbero essere eletti, anche se indirettamente, su base comunale e non regionale, realizzando così una maggiore rappresentanza popolare; tra gli stessi eletti, infine, almeno una parte non dovrebbe rivestire altri incarichi a livello locale, riducendo in tal modo i casi di esercizio di doppie funzioni.

Quello che ne esce fuori è, invece, solo un organo inutilmente depotenziato e insufficientemente rappresentativo delle entità territoriali di cui dovrebbe essere portavoce. L’assenza di un vincolo di mandato, unitamente all’elezione indiretta, farà del nuovo Senato un organo non di espressione delle volontà regionali, bensì un organo a partecipazione personale, non una Camera delle Regioni, ma la Camera degli individualismi.

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