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Un italiano dona una chiesa ai cristiani perseguitati del Pakistan

agosto 3, 2017 Redazione

La chiesa sarà costruita a Faisal town, un piccolo centro abitato in maggioranza da musulmani dove da poco si sono trasferite 35 famiglie cristiane

epa05184244 A boy works at a brick kiln on the outskirts of Lahore, Pakistan, 27 February 2016. The provincial government of Punjab enacted a new ordinance titled 'Punjab Prohibition of Child Labor at Brick Kilns Ordinance 2016' in January 2016, prohibiting the employment of children under the age of 14 years at brick kilns. The ordinance prohibits owners from employing, engaging or permitting a child to work at a brick kiln.  EPA/RAHAT DAR

tratto da Acs – Lui è un benefattore del Nord Italia che aveva espresso il desiderio di finanziare l’intera costruzione di una chiesa intitolata a San Giuseppe in una zona del mondo dove la comunità cristiana soffre la povertà e la persecuzione. Particolarmente devoto al Santo sposo di Maria, più volte in passato ha sostenuto la costruzione di edifici religiosi intitolati a San Giuseppe in numerosi Paesi fra i quali Nigeria, Etiopia e Birmania.

Questa volta la sua incredibile generosità consentirà la realizzazione di una chiesa in Pakistan, vicino Faisalabad nell’insediamento di Faisal town, un piccolo centro abitato in maggioranza da musulmani dove da poco si sono trasferite 35 famiglie cristiane. Sono famiglie poverissime, che perlopiù lavorano nelle fornaci di mattoni.
«Queste famiglie hanno davvero bisogno di una chiesa – spiega ad ACS il parroco di Faisal Town, padre Emmanuel Parvez – Per i lavoratori musulmani vi sono tre moschee in cui pregare, mentre manca un luogo di culto per i cristiani». Il parroco – che è anche lo zio di Shahbaz Bhatti, il ministro per le minoranze pachistano brutalmente assassinato nel 2011 – sa bene che la chiesa donerà forza, unità e un’identità alla comunità cristiana, aiutando i fedeli ad affrontare le drammatiche condizioni in cui vivono.

Intere famiglie sono infatti ridotte in schiavitù per generazioni, perché hanno contratto un debito con il proprietario della fornace. Un debito quasi impossibile da ripagare dato il salario irrisorio di qualche decina di euro al mese, ottenuto lavorando tutti – bambini inclusi – quattordici ore al giorno per sei giorni a settimana. Non sono soltanto i cristiani a lavorare nelle fornaci di mattoni, ma la loro percentuale è qui molto più alta della media nazionale, giacché a causa della discriminazione religiosa, gli appartenenti alle minoranze riescono difficilmente a trovare impieghi meno umili.

«Grazie alla nuova chiesa potremmo anche impartire il catechismo e tenere corsi di studio sulla Bibbia», afferma padre Emmanuel, il cui pensiero di va soprattutto ai tanti bambini che sin da piccoli si trovano a lavorare assieme ai genitori nelle fornaci di mattoni. «Così frequentando il catechismo saranno incoraggiati anche a studiare. E potremmo salvarli da una vita di lavori forzati come quella vissuta dai loro genitori».
«La vita spirituale di questi piccoli cristiani potrà migliorare – sottolinea il direttore di ACS-Italia Alessandro Monteduro – e tutto grazie al gesto di un generoso benefattore che dall’Italia ha voluto esprimere la propria devozione per San Giuseppe in modo concreto e pensando ai nostri fratelli poveri e oppressi in Pakistan. È la devozione che si trasforma in generosità e può cambiare la vita di qualcun altro».

Foto Ansa

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