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Sveglia, qui c’è in ballo la Costituzione. È il caso di discutere seriamente

ottobre 3, 2016 Alfredo Mantovano

La scomposizione in 4-5 quesiti, secondo le sezioni del testo, avrebbe permesso di modulare i Sì e i No. invece siamo costretti a prendere o lasciare, come alla roulette

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Quando si comincerà a discutere della riforma costituzionale oggetto del referendum? Giungerà mai il momento in cui il dibattito si concentrerà sul contenuto della riforma e non su fattori terzi, che certamente esistono, ma che dovrebbero avere un peso secondario rispetto alla modifica di 47 articoli della nostra legge fondamentale e rispetto al profondo mutamento del sistema parlamentare e del rapporto fra Stato e Regioni (per citare due delle voci più significative del voto referendario)? La campagna svolta finora ha avuto caratteristiche surreali: quasi nessuno ha consapevolezza della sostanza in gioco. L’interlocuzione perfino con persone che seguono le vicende istituzionali è difficile, perché pochissimi hanno letto il testo richiamato dalla scheda referendaria, e meno ancora hanno provato a rifletterci.

Grazie alla impostazione iniziale conferita al referendum dal presidente del Consiglio, la percezione diffusa è che si tratti di un voto pro o contro il governo in carica. Certo, esiste questo tipo di ricaduta, ma è fin troppo ovvio ricordare che mentre un esecutivo dura nella migliore delle ipotesi lo spazio di una legislatura, la Costituzione ha una vita più lunga: svestire il Sì o il No dal sostegno o dal dispetto al premier pro tempore è segno di serietà e di rispetto per le istituzioni. Se per taluni la motivazione a votare Sì è evitare che Renzi vada a casa, e che a palazzo Chigi si insedi il Movimento 5 stelle, è banale ripetersi che il radicale cambiamento dell’assetto costituzionale rischia di proiettarsi molto oltre le sorti di chi oggi guida lo Stato o di chi si candida a sostituirlo.

Sarebbe stato utile avere la possibilità di distinguere fra le varie parti della riforma: che come tutte le leggi non presenta né solo luci né solo ombre. La scomposizione del testo in 4-5 quesiti, corrispondenti alle sezioni tematiche del testo, avrebbe permesso di modulare i Sì e i No: invece ci viene concesso solo un prendere o lasciare, come alla roulette. Eppure l’approccio a una Costituzione è diverso dall’approccio a un tavolo da gioco: un unico quesito costringe a individuare delle dominanti, a mettere da parte le distinzioni, a formare tifoserie invece che a prospettare un confronto articolato fra tesi differenti.

Il massimo lo hanno raggiunto le interferenze provenienti dall’estero. Quando l’ambasciatore americano a Roma sponsorizza la riforma e paventa, in caso di successo del No, un allontanamento degli investimenti dall’Italia, sarebbe interessante chiedergli dalla bocciatura di quali articoli della riforma ricava questa conclusione. Si può immaginare una restrizione di risorse in arrivo allorché il Comune di Roma rifiuta le Olimpiadi; riesce arduo farla discendere dal rifiuto del Cnel o dalla individuazione di nuovi e più numerosi procedimenti di formazione delle leggi.

L’Europa che se la cerca
Lo stesso vale per il tifo pro Sì di non meglio identificati “ambienti europei”. Non si è ancora attenuata la sorpresa per la Brexit: chi continua a piangere per l’insuccesso del Remain non coglie che se le decisioni più importanti in sede europea vengono adottate prescindendo dal consenso delle singole nazioni, se la concentrazione del potere reale è sempre più nelle mani di pochi non eletti e sconosciuti, di cui gli eurocrati sono parte importante, quelle rare volte in cui il popolo ha la possibilità di esprimersi (nel modo più elementare possibile, senza scindere le questioni: Leave o Remain? Sì o No?) è portato a reagire, a prescindere dal merito, verso la protesta. È probabile l’effetto boomerang derivante dal moltiplicarsi, all’approssimarsi del referendum, di dichiarazioni di voto pro Sì da Bruxelles.

Resettiamo il quadro. Muniamoci di una scheda sinottica – l’hanno predisposta con la consueta precisione gli uffici studi di Camera e Senato – che in una colonna riporta la Costituzione come è adesso e nell’altra per come viene fuori dalla riforma: la scelta del voto deve basarsi su questo raffronto. Accompagnato dal quadro sinottico fra slogan, ordinariamente falsi, e realtà. È un lavoro che proveremo a fare nelle prossime settimane.

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